Articoli archiviati per totally unnecessary production

Prendersi cura di sé

Ci sono giornate in cui torni a casa stanco, poco contento del lavoro o sommerso da problemi, con accenni di gastrite nervosa e una chiara percezione del non sense del mondo in cui sei immerso dalla testa ai piedi, tutti i giorni, tutto l’anno. Il mondo ICT è poi assai buffo.

In alcuni casi decidi di spegnere il cervello, di accendere la televisione e di mangiare qualsiasi cosa non cucinabile che il tuo frigo ti propone. Un totale abbrutimento, con cui in realtà non migliori il tuo stato d’animo, legato alla sola pigrizia.

Ma ieri sera, stranamente, sono tornato a casa ed ho fatto ciò che più mi rilassa. Ho acceso l’impianto hi-fi (fa vecchio dire hi-fi, ma mi dà tanto gusto), ho inserito Beyond the Missouri Sky di Metheney-Haden,  aperto una bottiglia di Petit Verdot di Casale del Giglio e mi sono messo a cucinare. E’ una cosa che mi distende e mi infonde benessere.

Col vuoto pneumatico che c’era in casa, sono riuscito ad organizzare comunque un delizioso piatto di pasta, paccheri Di Nola con pomodori pachino, capperi di pantelleria, cipollotto fresco e una punta di alici. A seguire, patate arrosto in salsa Aioli.

Prima e dopo, lettura sul divano al suono della musica e dello sfrigolio delle padelle. Televisione muta, animo restaurato…

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Pubblicità ingannevoli

E’ ormai da mesi periodo di pubblicità agresti, che richiamano la natura, i bei tempi andati, i sapori di una volta… per pubblicizzare cosa? Prodotti industriali, surgelati o meno, che a sentir loro hanno gli stessi sapori. Ora, è vero che le nuove generazioni forse sono state allevate a sapori piatti e confezionati, ma se permettete sappiamo ancora distinguere il sapore di un biscotto fatto in casa da un taralluccio, anche buono, ma industriale. Come il sapore di un pesto fresco da altro confezionato. Eccetera eccetera.

Insomma, non prendeteci per i fondelli, almeno!

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Ho quasi morso la Mela

Venerdì ho acquistato, non per me, un MacBook. Nel week-end ci ho passato un pò di tempo, capito un pò di cose, installato qualche programma e configurato le connessioni Internet… beh, bello un bel pò! Credo che prima o poi verrà il giorno del trapasso anche per me. Me lo auguro.

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Della giornata ecologista…

Andrea Marcenaro sul Foglio di ieri (grazie a Leibniz):

Ieri ho fatto tutto per bene. Mi sono assicurato che i rubinetti non perdessero, ho spento lavatrice e lavastoviglie, non ho azionato lo sciacquone per la pipì, ho azionato quello più piccolo, col senso di colpa, per la cacca, ho aperto il rubinetto per lavarmi un dente, l’ho chiuso, riaperto per il secondo dente, richiuso, riaperto, richiuso e se n’è andata in questo modo una mezz’oretta. Poi ho diviso i rifiuti. Questi di qua, quelli di là, la carta, il vetro, il resto. C’è voluto il suo tempo. Finché mi sono fatto la pasta senza buttare l’acqua, per lavarci i piatti. Infatti li ho lavati. Dava un po’ sul colloso ma li ho lavati. Stavo per innaffiarci i fiori, per fortuna me ne sono accorto in tempo. Per i fiori bisogna usare l’acqua con cui si lava la frutta. La frutta, per la verità, l’avrei evitata. Ma bisognava bagnarci i fiori. Così l’ho presa, l’ho lavata, ho tenuto l’acqua e ci ho bagnato i fiori. All’ora del caffè ha suonato un amico. Non avendo altra acqua di risulta, l’ho dovuto fare con quella nuova del rubinetto. Gli ho passato lo zucchero. Io non ero nervoso. Alla domanda: “Non l’avresti di canna?” gli ho sparato.

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Rincoglionito

Mi sono reso conto che era l’8 marzo solo stasera a cena, quando ho realizzato che l’unica tavolata di uomini presente in pizzeria era la nostra, mentre attorno erano SOLO tavolate di donne (truccatissime, tiratissime, allegrissime…).

PS: ed il nostro tavolo per tutta la sera ha parlato di moto, in modo del tutto autoreferenziale, ignorando l’universo che lo circondava (truccatissimo, tiratissimo, allegrissimo, …). Olé

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Il lavoro è una cosa seria

Mi era sembrato strano il kick off della mia azienda… mi riconsolo con quello di Microsoft: qui!

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