Articoli archiviati per italietta

La fatica di scrivere

Ora, accantonando le scuse più banali quali non avere tempo, essere fuori per lavoro o per piacere, scrivere solo quando se ne ha voglia, ci sono volte in cui non è facile scrivere sul proprio blog, anche se le notizie non mancano.

Ma cosa vuoi scrivere quando leggi che:

  • la Cina dà del dissidente al Dalai Lama e si incazza con gli Usa, che la Merkel non gli era bastata (dissidente sarebbe, se il Tibet non fosse stato annesso a forza e col sangue alla Cina, poi…) con un’arroganza che dovrebbe farci riflettere
  • la Turchia se la prende sempre con gli Usa e nel frattempo, decide che sì, si possono bombardare le presunte basi del Pkk in Iraq, un posto tranquillo per altro e senza tensioni
  • l’Osservatore Romano condanna una sentenza della Cassazione sul caso Eluana Englaro, con toni che in nessun Paese normale sarebbero accettati e forse anche pronunciati, ma di fatto ancora Eluana è legata alle macchine e all’ostinazione del nostro ordinamento
  • tra 18 mesi le carceri saranno nuovamente piene e l’indulto sarà stato a quel punto, sul serio inutile, cosa che avevamo detto in tanti ma che chiaramente nessun legislatore ha preso in considerazione, c’est l’Italie
  • Prodi è stato capace di arrivare ad un accordo importante sul welfare e metterlo in discussione con dichiarazioni avventate, senza l’aiuto di nessun’altro… poi forse ha messo una pezza
  • le elezioni del Pd ci sono state e guarda caso ha vinto Veltroni, vabbé… critiche sistemiche a parte, qualcuno si ricorda anche che la segreteria Ds/Pds di Veltroni è stata quasi catastrofica, con risultati elettorali pessimi?
  • in Italia puoi entrare in tribunale e fare una strage

Ecco, che puoi scrivere senza incazzarti o farti cadere le braccia*?

* consiglio canzone di Edoardo Bennato, Non farti cadere le braccia

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Encantado de consuerte

Il sottoscritto è tornato ieri sera da Santander, Spagna. Come sempre, c’è stato il gradito regalo all’arrivo a Ciampino tanto per rimembrare che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo: la mia auto, di tutto il piazzale, era l’unica completamente ricoperta di cacca di piccione, uno strato unico e senza soluzione di continuità, complice l’unico pino sotto cui mi ero parcheggiato evidentemente ricettacolo di simpatici pennuti.

Santander è una cittadina deliziosa sulla costa cantabrica. Nulla di speciale se andiamo a cercare musei o monumenti, ma con un patrimonio naturale e paesaggistico emozionante. Scogliere e vallate verdi stile Irlanda, spiagge lunghe e dorate sull’oceano. In più, quel piacevole connubio di ordine e vita così naturale nella Spagna che ho finora visitato.

Non una carta per terra, verde pubblico curatissimo, cortesia sempre, autobus nuovissimi e comodi con facoltà di acquistare il biglietto a bordo, nessuna frenesia palpabile, cassonetti dell’immondizia nei quartieri nuovi non su strada ma sotterranei, con la sola bocca di ingresso a livello strada (niente odori, niente cumuli debordanti o pacchi a lato), parcheggi auto esclusivamente sotterranei che liberano da traffico e lamiere la città, ampie zone pedonali o ztl…

Al contempo, grande libertà di costumi, movida serale incredibile alimentata anche da anziani arzilli, con tanto di sigaretta e boccale di birra in mano, sregolatezza in alcuni casi, voglia di divertirsi, tapas a ritmo serrato e locali sempre pieni. Siamo sempre alla solita sensazione, che noi, ormai, siamo rimasti indietro in tante cose e che la guida politica che abbiamo (e che magari ci meritiamo anche, chissà) non offre speranze di recupero e di miglioramento.

PS: se qualcuno volesse dritte per un prossimo viaggio a Santander, può mandarmi una mail.

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Fiumicino, i bagagli persi e Mr. Lebowsky

Come dicevo nel post precedente, il 10 agosto sono ripartito dalla Namibia alla volta dell’Italia. Il volo dell’ottima Air Namibia ci portava nottetempo fino a Francoforte, dove un volo Alitalia ci attendeva per rientrare Roma. Peccato che il tempo per la coincidenza fosse così esiguo da obbligarci ad una corsa tra i vari terminal dell’aeroporto di Francoforte, chiedendo con un certo imbarazzo a chi era già in fila ai varchi di sicurezza di poter passare avanti (immaginate i tedeschi in fila, quanto possono essere stati elastici…).

Comunque, ce la facciamo e a imbarco già iniziato arriviamo al gate. Una hostess di terra Alitalia ci chiede se avevamo armi nei bagagli. Rido e le spiego che no, non ce n’era nemmeno traccia. Ci spiega che la domanda era solo per evitare problemi nei controlli dei bagagli, col rischio che questi non potessero essere imbarcati per tempo. Bene, si parte, del tutto ignari dei problemi che lo scalo di Fiumicino aveva avuti nei giorni precedenti.

Atterrati, ci dirigiamo verso il molo 9, dove i nostri bagagli sarebbero dovuti arrivare. Abituati ai quasi 30-40 minuti di media che impiegano nelle consegne a Fiumicino, uno scandalo da anni che non vede fine, resto paziente e fiducioso nonostante le migliaia di bagagli accatastati in ogni dove, alla portata di qualunque persona avesse voluto impossessarsene. Scioccato ma fiducioso, dunque. Dopo 1 ora e 15, capisco che è inutile attendere oltre e mi reco al banco reclami, dove sporgo denuncia.

Compilo la denuncia, do i particolari e mi viene consegnata una pratica con tanto di numero da citare al call center nel momento in cui avessi chiesto lumi sul destino dei miei bagagli. Mi dicono che ci sono comunque problemi con le etichette stampate a Windhoek, perché il numero di collo era parziale ed illeggibile. Comprendo, ma faccio presente che sotto c’è un bel codice a barre e che loro hanno dei lettori a pistola con cui verificare il numero; ci provano, demordono subito dicendo che lo strumento non era funzionante. Sconsolato accetto il consiglio di provare a telefonare dopo pranzo, quando un successivo volo da Francoforte sarebbe atterrato.

Chiamo, attendo 20 minuti e finalmente una voce mi dice che non c’erano messaggi relativi alla mia pratica e che non avevano idea di dove fossero le mie valigie. Esterrefatto, decido di andare in aeroporto. Passo il varco della dogana ed arrivo al magazzino, dove persone cortesi ma assolutamente svogliate e con una flemma non giustificabile a fronte dell’arretrato da smaltire consistente in quasi 5mila colli (!), mi dicono di cercare tra tutti i bagagli dentro e fuori il magazzino, di passare tranquillamente ogni divieto di accesso e di cavarmela da solo.

Accetto la sfida, improba, e trovo con una certa fortuna il primo collo. Faccio presente la cosa e mi dicono di prenderlo, tranquillamente. Nel frattempo, noto alcune valigie aperte ed altre che vengono man mano sigillate. A terra, accanto al molo 9, una custodia per il trasporto di fucili, lì, in bella vista e pronta ad essere presa dal primo pazzo di transito. Sono ormai decisamente schifato. Però vado al banco reclami, dove non sanno assolutamente nulla degli altri due colli.

Ad un punto, un colpo di genio: gli dico che forse i codici bagaglio inseriti erano fittizi, perché la mattina mi avevano detto che non riuscivano a leggere i numeri. Non leggendoli, non avevano messo una nota in bell’evidenza, ma si erano inventati dei numeri forse a caso, col risultato che nessuno rintracciava più nulla… Insisto e propongo di leggere il codice sull’unico bagaglio rintracciato e di desumere gli altri due poiché in sequenza diretta. Bingo: sono su un volo Lufthansa che atterra dieci minuti dopo.

Attendo, li recupero e torno a casa. Sono ormai le 20, sono partito alle 19 del giorno prima, sono stanco, sfinito, sconvolto dal malfunzionamento dello scalo romano, dal pressapochismo delle persone, da quanta buona volontà ci devi mettere per risolvere in autonomia il tuo problema.

Bentornato in Italia.

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La piovra

Qui la mafia vera non c’entra, anche se col personaggio è stata spesso citata per un vecchio attentato. Sta di fatto che Maurizio Costanzo invece di perdere potere continua ad accumularne. E’ di pochi giorni fa la notizia che subentrerà a Gigi Proietti quale direttore artistico del Teatro Brancaccio a Roma.

Proietti non ne sapeva nulla e l’ha saputo dalle agenzie di stampa. Complimenti per la classe a chi l’ha rimosso con queste modalità. Altrettanti complimenti a Costanzo che intervistato non ha fatto alcun cenno al predecessore. Insomma, ennesima bella storia della nostra italietta.

PS: non è bastato il bestiario umano del Costanzo Show, gli Amici, le De Filippi e varie altre amenità procurate alla nostra tv, per considerare il presentatore non propriamente un paladino della qualità?

Aggiornamento del 22/7/2007: Costanzo rinuncia a seguito delle polemiche e Proietti resta direttore artistico del Brancaccio. Ogni tanto, una buona notizia.

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Una Corona d’oro

Che Ottoemezzo senza l’elefantino perda colpi, credo sia sotto gli occhi di tutti. L’invito di ieri a Corona sul tema della cocaina, come esperto di un ambiente giudicato a rischio come quello dello spettacolo, sa di verità tirata per i capelli: in questi giorni chiami Corona perché ti aspetti che faccia ascolti, punto.

Lui ne approfitta, financo riprendendo le fasi della separazione dalla moglie (e madre del figlio) per poter fare cassa e sfruttare l’ondata di notorietà. Imbarazzante e senza freni morali, direi. Anche poco intelligente, perché avrà risvolti legali.

Inutile però disquisire di moralità: qualcun’altro furoreggia in Sardegna, con un bel sorriso e la faccia di chi non si vergogna di aver operato illegalmente e immoralmente. Anzi, sceglie assai bene la compagnia: Costantino e Mora, ullallà!

A questo punto, dopo tangentopoli, vallettopoli, calciopoli, bancopoli… attendiamo fiduciosi Paperopoli o qualche altra “opoli” meno divertente ed edificante.

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Rifondazione Democratica

Aivoglia a parlare di PD, di bipolarismo, di movimentismo… leggendo certe notizie, affatto rare nel nostro belpaese, viene in mente che prima di tutto occorrerebbe rifondare il senso civico, dello Stato, della democrazia, daccapo.

Forse, dunque, occorrerebbe investire tutte le nostre risorse sulla scuola, dare per persa questa generazione e sperare che ripartendo da zero sia possibile crescere degli italiani diversi, civili, onesti, illuminati.

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