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Crisi di governo

“Finalmente i due protagonisti della crisi Kenyana hanno incominciato a parlarsi. Il presidente Mwai Kibaki e il leader dell’ opposizione Raila Odinga si sono incontrati ieri pomeriggio con la mediazione di Kofi Annan. Ieri sera li abbiamo visti in televisione, circondati dalle loro due corti, tutti giulivamente sorridenti e stupidamente dimentichi che per giorni hanno incitato la gente ad ammazzarsi. Inebriati dal potere. Le speranze di una soluzione veloce della crisi restano minime, ma e’ un passo avanti. E resta deprimente il fatto che il futuro della gente del Kenya dipenda da questi personaggi.
(dal blog di padre Kizito)

Ora, leggete quello che abbiamo visto anche in Italia in questi giorni e ieri in tv e ditemi se la frase in grassetto non calzi anche qui, da noi.

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L’Italia è una Repubblica fondata sullo sciopero

L’istituto dello sciopero è un istituto democratico, da difendere. Difendere il suo uso distorto o motivazioni indifendibili è più difficile e rischia di mandare a carte quarantotto l’intero istituto. Per cui occorre buon senso nel suo utilizzo e nella sua invocazione.

Non ci si può opporre all’inserimento di cinquecento licenze taxi a Roma, che sono necessarie e anche insufficienti. Soprattutto non si può usare violenza in questo modo al resto della cittadinanza: un blocco del servizio lo rende inservibile ed è ben accetto, un blocco stradale è pura violenza perché nega a tutti la libertà di circolare.

Nel caso dei Tir, siamo addirittura al blocco non solo del servizio ma di punti nevralgici di un’intera nazione. Siamo poi alla violenza pura, perché viene imposto il blocco anche ai colleghi che vogliono lavorare (cosa inaccettabile) o agli automobilisti che vogliono in ogni caso muoversi, come è loro diritto, per lavoro o per fatti propri.

Ora una provocazione: ma l’esercito per liberare le strade? O una provocazione minore ma secondo me plausibile e semplice come l’uovo di Colombo: le multe. Se io mi fermassi prima di un casello impedendo il passaggio di altre auto, sarei multato pesantemente. Non sono un esperto ma credo verrebbero addotti motivi come interruzione di pubblico servizio, divieto di fermata o sosta, intralcio al traffico, ecc ecc.

Ecco, la stradale passi mattina e sera e multi tutti i Tir bloccati. Credo che dopo 500/1000 euro a testa, qualcuno rimuoverebbe il proprio Tir.

Update: questa cosa non l’ho letta da nessuna parte, ma va da sé che una crisi di questo tipo dice ancora una volta, ce ne fosse bisogno, che il trasporto su gomma in Italia ha quote di mercato altissime. Questo con buona pace dell’ambiente, dei costi, del traffico. 

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Basta crederci

Dalle scorse elezioni ad oggi, ad ogni maretta o mezza crisi, parole sicure: “governeremo fino al termine del mandato”. Oggi, a pensarle, viene da pensare ad Igor: “Potrebbe andare peggio… potrebbe piovere”. Fulmini e saette.

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Ma li m…

Ho letto ieri dello spot natalizio di Redbull censurato, con proditorio intervento di un fantomatico parroco di provincia che scandalizzato dal nulla (in cerca di notorietà?) ha preso carta penna e calamaio (Fede e Spaltro docet) ed ha scritto alla sede italiana della bibita energizzante. Risultato, per evitar guai lo spot è stato ritirato.

Tanto per intendersi, eccolo:

Io non voglio ogni volta scagliarmi contro l’ingerenza cattolica in Italia, giuro… non voglio necessariamente passar per ateo… non per forza debbo avercela con un prete… però, stavolta, glielo direi: “ma li m… tua! ma pensa a cose più importanti, piccolo insulso omuncolo lontano da Dio”.

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Siamo uomini o caporali?

Da Totò a Monicelli: non avevamo in fondo noi italiani il mito di Oreste Jacovacci e Giovanni Busacca, i due soldati che ne La Grande Guerra alla fine preferiscono la fucilazione al tradimento?

Lo diciamo sempre che sì, siamo italiani con tutti i nostri difetti ma abbiamo anche un grande cuore, che poi al momento opportuno ecc ecc. A leggere però dei nostri politici che non vogliono ricevere il Dalai Lama, viene da dire che di sicuro abbiamo più cuore che palle (il che semplicemente vuol dire che essendo inesistenti le seconde, il primo è assai piccolo lo stesso).

Concordo con Marco Pannella, l’Italia dovrebbe ricevere ufficialmente il Dalai Lama, che peraltro non è un terrorista, né un estremista né un facinoroso che intende distruggere la Cina. O, in caso contrario, accetteremmo una volta ancora il concetto secondo cui i soldi governano l’etica, rigorosamente a due velocità.

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Sì, viaggiare

Ma femme in questo momento è a Nairobi, in Kenya: volontariato, anche se vorrebbe essere un lavoro (le critiche al mondo Ong ve le risparmio però, dico solo che è più facile passare attraverso un muro che lavorare pagati per una Ong italiana senza sonori calci nel culo).

Mia cugina è a Stoccarda: lavora da alcuni mesi, a termine, in uno studio di architettura composto da 80 persone e più, con progetti in tutto il mondo e pubblicazioni sulle principali riviste di settore (qui le uniche proposte erano di lavorare in cantiere, mal pagati e con orari schifosi).

Più passa il tempo, più viaggio, più raccolgo esperienze di persone che sono scappate dall’Italia con massima soddisfazione. O di persone che vorrebbero scappare dal sistema, anche restando in Italia, ovvero adeguarsi e nascondersi lavorativamente parlando, rinunciando a visibilità e regolarità (ma non pagando più tasse che per livello sono quasi inique, lo dice uno che ha sempre pagato tutto, non ha mai chiesto un condono ed oggi infatti non ha un soldo da parte…).

Arrivo e leggo il post di due amici che a gennaio dell’anno scorso fecero una scelta coraggiosa: licenziarsi e partire per un viaggio lungo almeno 12 mesi. Paolo e Cristina stanno facendo un viaggio eccezionale, li seguo costantemente e penso che abbiano avuto al contrario di altri (me compreso) tanto coraggio. Leggendoli vedo che sono storie ricorrenti. Bel post.

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