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	<title>Il Blog di Lebowsky</title>
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	<description>tiente largo, ma datte un limite!</description>
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		<title>Alemanno a cena da Berlusconi</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 23:26:03 +0000</pubDate>
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	<script type="text/javascript" src="http://www.google.com/buzz/api/button.js"></script></div></div><p>Questa sera Alemanno, sindaco di Roma ed esponente di spicco della fu An, era a cena con Berlusconi. Il Pdl ormai racchiude in sé forza di governo e opposizione (quella vera fa assai meno rumore e scalpore) e dunque tutti i giornalisti scalpitano per sapere cosa si siano detti e come sia andata. Tutti vogliono il sangue, lo scontro Fini &#8211; Berlusconi&#8230;</p>
<p>A mezzanotte Francesco Verderami del Corriere della Sera e un altro giornalista del Messaggero, continuano a chiamare sul cellulare l&#8217;ufficio stampa del Sindaco. Il Sindaco è però ormai ad una festa di compleanno (il suo medico?). Chi tiene in suo cellulare riceve istruzioni da chi ha parlato con i giornalisti. Finita la festa e prima del successivo impegno in programma (ma non dorme?), Alemanno potrebbe richiamare Verderami rilasciando una dichiarazione.</p>
<p>Il tutto dona la sensazione che nello scenario attuale, solo notizie interne al Pdl potrebbero riempire la prima pagina. Il Pd continua a marginalizzarsi in gran parte da solo. E&#8217; tardi, è ora che io vada a letto. Domani leggeremo i giornali. Buona notte.</p>
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		<title>Foursquare, Gowalla &amp; co.</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 09:11:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>big.lebowsky</dc:creator>
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	<script type="text/javascript" src="http://www.google.com/buzz/api/button.js"></script></div></div><p>E&#8217; da un po&#8217; che volevo scriverne, ma di tempo per il blog ne ho assai poco. Leggendo però <a title="Foursquare su IlPost" href="http://www.ilpost.it/massimomantellini/2010/07/23/foursquare-e-una-sciocchezza/" target="_blank">l&#8217;articolo di Massimo Mantellini</a>, ho deciso questa mattina di pubblicare questo post. Foursquare e Gowalla sono due software e due progetti che, utilizzando i nuovi telefoni con gps e la loro capacità di geolocalizzarsi e di navigare su Internet, consentono a chiunque di dire agli amici (e/o al mondo) dove ci si trova e cosa si sta facendo. Di base e con alcune forti distinzioni.</p>
<p><a title="Foursquare" href="http://foursquare.com/" target="_blank">Foursquare</a> è oggi il più diffuso, con numeri non paragonabili al concorrente diretto e forse per questo nel mirino di Facebook per un accordo commerciale o per un&#8217;acquisizione. Consente di individuare Luoghi di interesse attorno a sé (Places) o di crearne uno e di dire che ci si trova lì, allegare una foto o una recensione al luogo visitato. Possiamo così sapere se un amico si trova in zona o leggere quale ristorante preferisce o &#8211; questo sì molto interessante lato marketing/aziende &#8211; inviare promozioni o messaggi (Tips) a chi si trova nelle vicinanze ed è iscritto a 4sq.</p>
<p>Sono stati molto furbi nell&#8217;organizzare un meccanismo di gratificazioni all&#8217;ego del singolo user che hanno forse fatto il successo dell&#8217;applicazione: chi fa check-in più volte in luogo ne diviene Sindaco; più check-in si operano, più punti si accumulano e si può primeggiare nelle classifiche settimanali che mettono a confronti gli amici. Come sempre il successo su Internet viene dalle cose meno utili&#8230;</p>
<p>Cosa non mi piace di Foursquare: la possibilità di <em>fakes</em> è altissima. L&#8217;ho testato personalmente facendo check-in al Porto di Piombino pur essendo realmente in auto e sull&#8217;Aurelia (in corsa, non fermo) ed in altre occasioni. Dunque il check-in non corrisponde all&#8217;essere realmente in quel posto.</p>
<p><a title="Gowalla" href="http://gowalla.com/" target="_blank">Gowalla</a> è un ottimo software prodotto in Texas, graficamente molto piacevole e usabile. I suoi numeri sono però bassi, molto più bassi di 4sq, cosa che in qualche modo ne decreta una crescita sempre più bassa anche per il futuro (nei social, conta il numero degli iscritti, la massa critica che porta gli altri utenti ad iscriversi).</p>
<p>Consente anch&#8217;esso di verificare i luoghi d&#8217;interesse vicini (Spots), l&#8217;attività dei propri amici (Activity) e la propria (Passport). Al posto dei Nearby Tips ha i Trips: tour organizzati che ti guidano in una città o in un posto (es. puoi visitare Firenze con <a title="Michela Simoncini on Gowalla" href="http://gowalla.com/trips/7169" target="_blank">Florence sightseeing</a> by Michela Simoncini, o i pub di Londra e mille altre attrattive). Questa è una funzione invece che trovo molto interessante e che potrebbe essere integrata in guide turistiche su device mobili.</p>
<p>Non consente molti <em>fakes</em>, perché il raggio dello Spots può essere impostato (via web) ed in genere è più corto rispetto a 4sq.</p>
<p>Entrambi consentono poi di pubblicare su Facebook e Twitter il proprio check-in.</p>
<p>Fatta questa piccola premessa, concordo con Mantellini che forse buona parte del clamore suscitato da questi software (e per numeri, da 4sq in particolare) è fuffa. Fuffa alimentata dall&#8217;ego delle persone, dalla loro volontà di mettersi in mostra e di primeggiare. In barba alla privacy, sulla quale le stesse persone fino a qualche anno fa avevano insistito e battagliato, e che con l&#8217;avvento dei social network pare un valore primitivo e non più utile.</p>
<p>Allo stesso tempo ritengo che la strada sia segnata, almeno per il momento. Facebook con i suoi 500 milioni di iscritti è una realtà. Realtà che trovo imperfetta, poco usabile e poco completa, che forse nemmeno amo tanto (e uso poco, pochissimo) ma con cui, volenti o nolenti, ci si deve confrontare. Se Foursquare crescerà ancora (e tale crescita potrebbe essere <em>drogata</em> da un accordo con Facebook), non potremo limitarci a snobbarlo.</p>
<p>Come sempre poi, la fuffa verrà setacciata negli anni (non solari sul web, che corre) e resterà a galla solo ciò che vale di più (non è il caso di SecondLife ;-)</p>
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		<title>Informazione e giornalismo</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 08:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>big.lebowsky</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo lo scoop di pochi giorni fa del Washington Post che pubblicava in Rete e su carta il dossier Top Secret America, ecco che altre testate, tutte assieme e contemporaneamente, pubblicano 92.000 documenti segreti sulla guerra in Afghanistan messi a disposizione da Wikileaks. Sono il New York Times, il Guardian e lo Spiegel. Forse stavolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="socialize-in-content" style="float:left;"><div class="socialize-in-button-left"><script type="text/javascript">
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	<script type="text/javascript" src="http://www.google.com/buzz/api/button.js"></script></div></div><p>Dopo lo scoop di pochi giorni fa del <a title="The Washington Post" href="http://www.washingtonpost.com/" target="_blank">Washington Post</a> che pubblicava in Rete e su carta il dossier <a title="Top Secret America, il dossier del WP" href="http://esteri.liquida.it/focus/2010/07/20/washington-post-pubblica-top-secret-america-inchiesta-shock-sugli-sprechi-dei-servizi-segreti/" target="_blank">Top Secret America</a>, ecco che altre testate, tutte assieme e contemporaneamente, pubblicano 92.000 documenti segreti sulla guerra in Afghanistan messi a disposizione da <a title="WikiLeaks" href="http://www.wikileaks.com/" target="_blank">Wikileaks</a>.</p>
<p>Sono il <a title="New York Times - War Logs" href="http://www.nytimes.com/interactive/world/war-logs.html" target="_blank">New York Times</a>, il <a title="The Guardian - The War Logs" href="http://www.guardian.co.uk/world/blog/2010/jul/26/afghanistan-war-logs-wikileaks" target="_blank">Guardian</a> e lo <a title="Spiegl Online" href="http://www.spiegel.de/" target="_blank">Spiegel</a>. Forse stavolta se ne parlerà anche sui Tg italiani, che di Top Secret America se ne erano beatamente fregati. Le reazioni delle istituzioni americane non si sono fatte attendere e le rivelazioni numerose ed in alcuni casi eclatanti spero saranno riprese per molto tempo dai media, anche italiani.</p>
<p>Qui un paio di estratti freschi freschi: <a title="ilPost" href="http://www.ilpost.it/2010/07/26/i-diari-di-guerra/" target="_blank">ilPost</a> &#8211; <a title="Corriere.it - rivelazioni Afghanistan" href="http://www.corriere.it/esteri/10_luglio_26/afghanistan-documenti-segreti_081f12fe-9876-11df-a51e-00144f02aabe.shtml" target="_blank">Corriere.it</a>.</p>
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		<title>iPad mania e giornali</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 07:48:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fa sorridere in questi giorni la frenesia da iPad che si è scatenata negli utenti e negli editori. Leggo tweet di persone che tracciano al secondo la loro spedizione, confidando nello squillo del corriere da un momento all&#8217;altro; ed altre disposte a file interminabili per acquistare l&#8217;agognato oggetto, prima di altri (c&#8217;è chi poi lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="socialize-in-content" style="float:left;"><div class="socialize-in-button-left"><script type="text/javascript">
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<p>Fa sorridere anche la frenesia degli editori, che cercano di utilizzare questa uscita come una rivoluzione che li riguarda da vicino e che hanno quasi contribuito ad introdurre. <strong>Spopolano dichiarazioni di prima </strong><em><strong>genitura</strong></em><strong> per le app de Il Corriere, La Repubblica e La Stampa</strong>. Il Corriere addirittura segnala come è stato scelto da Apple per il sito italiano. Insomma, <strong>tutti a cavalcare la tigre.</strong></p>
<p>La sensazione è che navighino a vista circa la sostenibilità economica del loro business. Siamo ancora abituati ad avere informazione gratuita su Internet; i giornali vendono sempre meno; le pubblicità in quest&#8217;anno di crisi si sono ridotte&#8230; <strong>I new media sono una grossa scommessa per loro, ma nessuno mi pare abbia ancora chiaro il proprio modello di business</strong> e dunque introducono novità e cavalcano nuove opportunità in modo tattico.</p>
<p>Di qui il sorriso.</p>
<p>Che iPad abbia le potenzialità della rivoluzione è vero: <strong>Apple è riuscita in questi anni a sdoganare tecnologie da </strong><em><strong>geek</strong></em><strong> sulle masse</strong>, grazie al proprio design e soprattutto al proprio marketing. L&#8217;iPhone è in mano a tutti ormai, aiutando altre aziende a piazzare sul mercato i propri smartphone. Il touch screen è presente su moltissimi telefoni, quasi irrinunciabile. Insomma, credo che iPad farà quello che Kindle non era riuscito a fare fino ad oggi: conquistare il grande pubblico.</p>
<p>Di più: il mobile è una nuova frontiera per la pubblicità. Uno schermo più grande aiuterà di certo l&#8217;introduzione di messaggi promozionali. Se tale schermo è in mano a milioni di utenti, il gioco vale la candela.</p>
<p>Staremo a vedere. Io preferisco attendere, per il momento, le future generazioni di iPad. Apple è stata sempre maestra anche in questo, adottando <strong>un perfetto stile Sergej Nazarovyč Bubka</strong>: un centimetro alla volta, record dopo record, alimentando attese e desideri degli utenti. Ora non c&#8217;è la webcam, scommettiamo che per Natale ci sarà? ;-)</p>
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		<title>Twitter come evoluzione dei Feed?</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 16:54:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>big.lebowsky</dc:creator>
				<category><![CDATA[digital marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Avevo iniziato ad usare Twitter con lo scetticismo di chi poco sopporta gli sms: 140 caratteri per dire cosa? Probabilmente solo per tagliare, sminuzzare, storpiare l&#8217;italiano più di quanto chat e telefonini non abbiano già consentito. Ad oggi, ammetto che tra i social network è quello che uso di più e che trovo più interessante. [...]]]></description>
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	<script type="text/javascript" src="http://www.google.com/buzz/api/button.js"></script></div></div><p><strong>Avevo iniziato ad usare Twitter con lo scetticismo di chi poco sopporta gli sms</strong>: 140 caratteri per dire cosa? Probabilmente solo per tagliare, sminuzzare, storpiare l&#8217;italiano più di quanto chat e telefonini non abbiano già consentito.</p>
<p><strong>Ad oggi, ammetto che tra i social network è quello che uso di più e che trovo più interessante</strong>. La brevità è la sua forza: si possono seguire molti utenti quotidianamente, prestando attenzione solo ai tweet che ci interessano e che in media portano con un link breve ad argomentazioni più complesse pubblicate su siti, blog, facebook, ecc. Rispetto ai feed (RSS e Atom), presentano a mio parere due vantaggi principali:</p>
<ol>
<li><strong>sono di rapida analisi</strong>: dal titolo capisco se procedere oltre o approfondire, non finendo travolto dalle troppe informazioni dei feed che alla fine restano per la maggior parte non letti (ed a me il counter dei messaggi non letti mette una grande ansia&#8230;)</li>
<li> <strong>consentono interattività e diffusione</strong>: al tweet posso rispondere, direttamente, o citarne l&#8217;autore, che saprà subito di esser stato citato e dunque potrà rispondere; allo stesso tempo, con un semplice gesto posso condividere coi miei followers un tweet che ho trovato interessante, allargandone la diffusione con estrema immediatezza</li>
</ol>
<p>Come sempre dico, Twitter è uno strumento e come tale può essere utilizzato bene o male. E&#8217; uno strumento però potente, ormai diffuso anche come leva marketing delle grandi aziende (USA in particolare) e come (cosa molto interessante) customer care, diretto, facile, immediato. Sarei curioso di sapere se a livello mondiale i &#8220;feed followers&#8221; stanno cedendo punti ai &#8220;twitter followers&#8221;, anche se la passività in Rete alimenta numeri più grandi. Personalmente, non mi iscrivo da tempo a nuovi feed Rss, preferendo di gran lunga questo nuovo canale. Ovvio, son scelte personali&#8230;</p>
<p>Voi che ne pensate?</p>
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		<title>Io ti &#8220;stimo&#8221; molto</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 10:31:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>big.lebowsky</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stavo facendo dei test su Ministatus con altri siti e per gioco sono andato a vedere cosa tirava fuori per il mio blog. Secondo lui (e stento a capire bene la logica del modello di monetizzazione) il mio web vale 3.238 euro&#8230; sappiatelo, per qualcosa meno lo vendo! Senza pensarci due volte :-P]]></description>
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<p>Stavo facendo dei test su <a title="Ministatus, report motori e social" href="http://ministatus.com" target="_blank">Ministatus</a> con altri siti e per gioco sono andato a vedere cosa tirava fuori per il mio blog. Secondo lui (e stento a capire bene la logica del modello di monetizzazione) il mio web vale 3.238 euro&#8230; sappiatelo, per qualcosa meno lo vendo! Senza pensarci due volte :-P</p>
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		<title>iPhone, iPad, always on&#8230; or not?</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 10:20:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>big.lebowsky</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ai terminali mobili connessi ad Internet ci si abitua. Da dicembre utilizzo l&#8217;iPhone ed è talmente radicato ormai negli usi quotidiani, che se penso ad un viaggio, penso anche alla comodità di avere un navigatore, le Google Maps o delle guide turistiche in palmo di mano. Ma tra l&#8217;abitudine e l&#8217;uso c&#8217;è ancora una barriera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="socialize-in-content" style="float:left;"><div class="socialize-in-button-left"><script type="text/javascript">
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	<script type="text/javascript" src="http://www.google.com/buzz/api/button.js"></script></div></div><p>Ai terminali mobili connessi ad Internet ci si abitua. Da dicembre utilizzo l&#8217;iPhone ed è talmente radicato ormai negli usi quotidiani, che se penso ad un viaggio, penso anche alla comodità di avere un navigatore, le Google Maps o delle guide turistiche in palmo di mano. Ma tra l&#8217;abitudine e l&#8217;uso c&#8217;è ancora una barriera pesante, il roaming: se esco dal mio Paese, dove bene o male ho sottoscritto un contratto flat che mi consente di stare tranquillo e non dissanguarmi, o rinuncio a queste belle abitudini o probabilmente finirò per gonfiare in modo disastroso le mie bollette.</p>
<p>Così quest&#8217;estate mi ritroverò in Francia e dovrò molto probabilmente disabilitare il roaming dati, limitandomi a sfruttare ogni rete wireless libera che mi circondi. Sopravviverò e forse è un modo anche questo per prendere aria dalla tecnologia invasiva che ci sta via via circuendo. Però rimane da pensare sul futuro di questi device ed in particolare dell&#8217;iPad, un dispositivo mobile che in viaggio potrebbe egregiamente sostituire il proprio notebook. Ma se in viaggio non posso navigare, che senso ha allora portarselo dietro? Ho realmente bisogno di dispositivi stand alone oggi?</p>
<p>Da parte sua H3G-Tre Italia qualcosa l&#8217;ha fatta, prevedendo per i Paesi UE in cui opera gli stessi piani tariffari nazionali, ovunque ci si trovi. Però non copre l&#8217;intera UE e ad esempio in Francia non c&#8217;è. Così se voglio navigare, pago 2€ per singolo Mb scambiato, un prezzo non accettabile nel 2010. Per gli altri operatori, le cose non cambiano ed i prezzi per la navigazione dati, sono esorbitanti, sempre e comunque.</p>
<p>L&#8217;alternativa sarebbe prendere per ogni Paese visitato, una SIM ricaricabile. Però un iPhone ad esempio va registrato con ogni SIM, ecc. ecc.; non sarebbe a quel punto attivo il nostro numero primario; dovremmo leggerci le mille condizioni in lingua previste dal nuovo operatore locale e mille altre rogne che per 15 giorni di viaggio non ha senso affrontare.</p>
<p>Non sarebbe allora il momento di riunire attorno ad un tavolo i vari operatori quantomeno europei e definire tariffe umane di roaming? O delle scratch card per il roaming dati, con tariffe flat ragionevoli (2 o 3 euro al giorno per 500mb?)?</p>
<p>Insomma, da una parte la tecnologia avanza e ci propone piccoli computer pieni di applicazioni utili in viaggio, dall&#8217;altra la rete degli operatori telefonici sembra voler dissuadere la vera mobilità con tariffe e regole penalizzanti.</p>
<p>Voi che esperienze avete?</p>
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		<title>Ripensandoci bene</title>
		<link>http://www.lebowsky.it/2010/04/26/ripensandoci-bene/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 11:50:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>big.lebowsky</dc:creator>
				<category><![CDATA[daily blog]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi ho completato le pratiche per iscrivere mio figlio all&#8217;asilo il prossimo anno. Probabilmente, non rientrerò nella graduatorie, pur non essendo né ricco né benestante. E se pure ci dovessi rientrare, il costo della retta non sarà poi così distante da quello degli asili privati. Ripensandoci dunque, mi vengono in mente due cose. La prima [...]]]></description>
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	<script type="text/javascript" src="http://www.google.com/buzz/api/button.js"></script></div></div><p>Oggi ho completato le pratiche per iscrivere mio figlio all&#8217;asilo il prossimo anno. Probabilmente, non rientrerò nella graduatorie, pur non essendo né ricco né benestante. E se pure ci dovessi rientrare, il costo della retta non sarà poi così distante da quello degli asili privati. Ripensandoci dunque, mi vengono in mente due cose.</p>
<p>La prima è che si è tanto parlato nelle settimane scorse di mense negate ai bambini, di rette non pagate, di sindaci leghisti e di imprenditori &#8220;buoni&#8221;, da Adro in poi. <strong>La verità è che se ci lamentiamo sempre dell&#8217;Italia come un Paese anagraficamente vecchio e in declino, forse non dovrebbero esistere, per gli asili comunali, rette e costi. Dovrebbe essere un servizio, puro welfare. </strong>Questo se uno Stato ha come priorità la famiglia (sul serio) e la natalità.</p>
<p>La seconda cosa è che <strong>le graduatorie, pur complesse peggio dell&#8217;algoritmo di Google Search, hanno alla base dati sbagliati</strong>. Non basta più presentare il modello Unico per definire la propria fascia di reddito: oggi serve la certificazione ISEE. In pratica l&#8217;ennesima bega burocratica, che definisce il tuo status partendo dall&#8217;Unico e dall&#8217;estratto conto bancario di fine anno. Peccato che in Italia il 70% dei modelli Unici hanno dati finti, ben inferiori ai veri redditi, e che di conti in banca un evasore ne ha di non dichiarati&#8230; Allora, la certificazione ISEE cosa certifica se non l&#8217;inadeguatezza del nostro sistema fiscale e la sua ipocrisia.</p>
<p>Se fossimo un Paese serio, il modello Unico sarebbe sufficiente per tutto: basterebbe a dire in che quota dobbiamo contribuire ai costi sociali e del sistema Paese, a valutare se abbiamo o meno diritto a bonus ed agevolazioni (in modo automatico, senza mille code e richieste e moduli), se parte delle nostre tasse va alla retta dell&#8217;asilo o meno, ecc. ecc.</p>
<p>Invece no. C&#8217;è chi gira in Ferrari ma dichiara 10.000 euro l&#8217;anno&#8230; chi per l&#8217;ISEE dichiara solo un conto bancario&#8230; chi si lamenta dell&#8217;evasione e poi affitta casa in nero&#8230; chi ti ricatta per la fattura, applicando tariffe diverse con o senza&#8230; e persone normali, che versano sino al 40-50% del proprio reddito in tasse. C&#8217;est l&#8217;Italie. Vaccaboja!</p>
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		<title>Remembering Namir Noor-Eldeen</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 13:11:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>big.lebowsky</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla fine non ce l&#8217;ho fatta a non parlare del video che circola in questi giorni, video negato dagli Usa e infine arrivato ai media da vie non ufficiali (per fortuna). E&#8217; lo schifo della guerra, certo, ma certe frasi fanno pensare che ci siano derive dell&#8217;animo umano e degli apparati militari ingiustificate e ingiustificabili [...]]]></description>
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		<title>&#8220;Finché c’è De Vita non c’è speranza&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 11:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>big.lebowsky</dc:creator>
				<category><![CDATA[daily blog]]></category>
		<category><![CDATA[aumenti benzina]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[Ferruccio De Bortoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Corriere della Sera in questi giorni ha dato, giustamente, molto spazio al rincaro della benzina che proprio a Pasqua (in concomitanza con viaggi e rifornimenti) ha colpito gli automobilisti italiani. Come succede spesso nel nostro Paese, la risposta del &#8220;potere&#8221; non si è fatta attendere, con tanto di relativa arroganza e stupidità. Ma la [...]]]></description>
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	<script type="text/javascript" src="http://www.google.com/buzz/api/button.js"></script></div></div><p>Il Corriere della Sera in questi giorni ha dato, giustamente, molto spazio al rincaro della benzina che proprio a Pasqua (in concomitanza con viaggi e rifornimenti) ha colpito gli automobilisti italiani. Come succede spesso nel nostro Paese, la risposta del &#8220;potere&#8221; non si è fatta attendere, con tanto di relativa arroganza e stupidità. Ma <a href="http://www.corriere.it/economia/10_aprile_07/debortoli-benzina-corriere_e0c9e160-421d-11df-a011-00144f02aabe.shtml" target="_blank">la risposta di Ferruccio De Bortoli</a> merita di esser letta.</p>
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