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Meravigliosa

Come faccio a sopportare lo sciopero dei camionisti?
Penso ai tassinari che hanno finito la benzina e non possono lavorare.

da Giovani Tromboni 

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Cliché

Appena di parla di influenza, raffreddori o mali di stagione, sui Tg è un pullulare di scene ripetitive di persone che starnutiscono, si soffiano il naso, tossiscono con vistose sciarpe al collo. Girate male, attori reclutati forse nelle redazioni e… ripetitive. Basta! Di questo passo, se parlano di problemi intestinali che fanno, mostrano uno che caga con la faccia contratta?

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L’Italia è una Repubblica fondata sullo sciopero

L’istituto dello sciopero è un istituto democratico, da difendere. Difendere il suo uso distorto o motivazioni indifendibili è più difficile e rischia di mandare a carte quarantotto l’intero istituto. Per cui occorre buon senso nel suo utilizzo e nella sua invocazione.

Non ci si può opporre all’inserimento di cinquecento licenze taxi a Roma, che sono necessarie e anche insufficienti. Soprattutto non si può usare violenza in questo modo al resto della cittadinanza: un blocco del servizio lo rende inservibile ed è ben accetto, un blocco stradale è pura violenza perché nega a tutti la libertà di circolare.

Nel caso dei Tir, siamo addirittura al blocco non solo del servizio ma di punti nevralgici di un’intera nazione. Siamo poi alla violenza pura, perché viene imposto il blocco anche ai colleghi che vogliono lavorare (cosa inaccettabile) o agli automobilisti che vogliono in ogni caso muoversi, come è loro diritto, per lavoro o per fatti propri.

Ora una provocazione: ma l’esercito per liberare le strade? O una provocazione minore ma secondo me plausibile e semplice come l’uovo di Colombo: le multe. Se io mi fermassi prima di un casello impedendo il passaggio di altre auto, sarei multato pesantemente. Non sono un esperto ma credo verrebbero addotti motivi come interruzione di pubblico servizio, divieto di fermata o sosta, intralcio al traffico, ecc ecc.

Ecco, la stradale passi mattina e sera e multi tutti i Tir bloccati. Credo che dopo 500/1000 euro a testa, qualcuno rimuoverebbe il proprio Tir.

Update: questa cosa non l’ho letta da nessuna parte, ma va da sé che una crisi di questo tipo dice ancora una volta, ce ne fosse bisogno, che il trasporto su gomma in Italia ha quote di mercato altissime. Questo con buona pace dell’ambiente, dei costi, del traffico. 

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Tzunami marrone (o al lupo al lupo 2)

Uno.
Nella pozza di cacca in cui avrebbe dovuto “navigare” Ferrara è stato lanciato un sasso e l’onda sta sommergendo tutti i media, cosa un pò imbarazzante perché come al solito la dice lunga sullo stato della nostra società e sull’attenzione alle questioni di contorno piuttosto che ai problemi reali.

Due.
Il fatto che le parole non sono pietre ma nemmeno aria, è avvalorato dal numero di commenti accidiosi, volgari, violenti e stupidi che via via si stanno assommando in blog e giornali. Luttazzi ha lanciato parole, gli altri si preparano a scagliar pietre. Facendo peraltro un pessimo servizio al loro “assistito”.

Tre.
In una società civile la libertà non è infinita ma si misura sul rispetto delle regole di convivenza e non solo delle leggi. Ovvero, ci sono leggi non scritte, legate al buon senso, al rispetto reciproco e alle abitudini acquisite, parimenti importanti. Insomma, non è sufficiente inneggiare ai Tribunali come come bilancia del giusto/consentito.

Quattro.
In una società privata, un editore è libero di scegliere la linea del proprio giornale o canale televisivo, con buona pace di tutti. Ne risponderà sugli ascolti, magari.  Dire che non può mi sembra contrastare col concetto di mercato cui dobbiamo, volenti o nolenti, confrontarci.

Cinque.
Complottismo sempre e comunque, oscuri disegni e giochi di potere… che palle! Ma una volta provare a leggere la realtà senza ideologie o preconcetti? Se Ferrara vi sta antipatico, non necessariamente un’offesa alla sua persona , se tale è,  deve essere difesa a spada tratta. Si può anche riconoscere un errore del proprio “beniamino” senza per questo sostenere la “vittima”. Ho letto addirittura che dietro questa cacciata c’è stato il lavoro della Chiesa, tanto attaccata (ed a ragione) da Luttazzi. Bene, benissimo: se così è, male ha fatto Luttazzi a dare motivo alla rete di sospenderlo, a fornirne il pretesto.

Sei.
Mi sono così stancato a leggerne, che mi pare un pò assurdo essere arrivato fino al punto sei. Magari di cose da dire ce ne sarebbero ancora tante, certo, ma alimentare ulteriormente la polemica forse è inutile. Ecco, forse che Luttazzi in trasmissione da Ferrara dovrebbe andarci, dimostrando coraggio e idee oltre che aprirsi al confronto con uno dei suoi  bersagli prediletti.

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Al lupo al lupo

Apprezzo Daniele Luttazzi, mi piace ciò che scrive e ritengo che sia uno di quei comici originali e quasi unici nel nostro panorama nazionale. L’unicità è data in alcuni casi anche dagli eccessi verbali, dalle provocazioni. Però, quando questi paiono gratuiti, volgari senza esser comici, vuoti di reale significato, bisogna prendere atto che non parliamo più di satira o comunque che si è esagerato, che i limiti sono stati passati.

Gridare alla censura mi pare eccessivo. Se io editore ti assegno uno spazio libero, ma tu ne abusi e peraltro ledi l’immagine di altre persone della stessa rete, forse sarai chiamato a doverne render conto. Poi possiamo parlare di sospensione e richiesta di chiarimenti o scuse, piuttosto che di chiusura di un programma. Ma anche in questo caso non ci trovo nulla di scandaloso né di censorio.

Mi pare equilibrata questa analisi. Il coro dei colleghi scandalizzati mi pare sinceramente stonato invece. Il video che ho visto e le parole che ho sentito non sono giustificabili, né mi hanno fatto ridere. Gridare alla censura mi sembra la solita scorciatoia, facile ma parziale.

Update: anche le parole di Aldo Grasso sul Corriere della Sera mi paiono condivisibili dalla prima all’ultima e rispecchiano quanto penso e quanto ho espresso sopra.

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Strappati il cilicio

Bella prova anche ieri in Parlamento. Tocca ringraziare ancora una volta Cossiga, cari miei. E complimenti ancora una volta alla Binetti che si è rifiutata di votare una norma che condanna atti discriminatori anche in relazione al genere della persona (gay o etero, ad esempio). Le famose larghe vedute di alcuni cattolici, la tolleranza e l’amore per il prossimo tanto decantati. Se un giorno la incontrerò, spero porgerà l’altra guancia…

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