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Fino a prova contraria

Sono parecchio stupito della rilevanza che alcuni giornali hanno dato alle foto di Alberto Stasi, sospettato per il delitto di Garlasco, posto alla gogna dalla stampa e poi addirittura arrestato forse con una certa leggerezza. Ad oggi, non ci sono prove che lo identifichino come colpevole e in uno stato di diritto, almeno fino a prova contraria, deve essere considerato innocente.

E allora, che senso ha mostrarlo in compagnia di amici sorridente e – rubando il mestiere agli specialisti del gossip – titolare: “Garlasco: Stasi si rilassa con una bionda sui Navigli”? La bionda potrebbe essere semplicemente una degli amici del gruppo con cui è uscito; nessuno ha pensato che pubblicare una foto del genere più che diritto di cronaca è violazione della privacy; ognuno vive il lutto in maniera diversa, chi dice che a distanza di mesi non sia lecito per un ragazzo cercare una sera di sollevarsi e ridere?

Ecco. Tutto (e dico poco) qua.

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A voler essere maligni

Presentato il nuovo simbolo del PD. Personalmente, credo possa essere considerato graficamente uno dei migliori nuovi simboli degli ultimi anni (d’altronde son girati anche somari scalcianti…). A voler essere maligni, però, si potrebbe dire che la D di democratico è l’area di risulta tra il centro (verde) e l’estrema sinistra (rossa), senza un confine netto e molto sfumata. A voler essere maligni, certo.

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Citarsi addosso

Il mio problema è che non riesco mai a cogliere il nocciolo della questione. Ora, alla mia età fraintendere le ragioni degli altri può anche non essere più così grave, ma non capire perchè io mi comporto in un certo modo lo è eccome.

Mordecai Richler, La versione di Barney (1997)

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Ammazza quanto sei fico

Qui foto e descrizione.

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A proposito di intimidazioni

Mica male anche questa… la vicenda è sempre quella oscura di Federico Aldrovandi, ucciso dalla Polizia a Ferrara ormai qualche anno fa. Finalmente si è arrivati ad un processo, dopo molte iniziali ritrosie e solo, forse, grazie al movimento d’opinione nato e cresciuto attorno alla vicenda ed all’impegno di una madre che non ha voluto rinunciare a combattere per conoscere la verità.

Il processo non è indolore. Soprattutto, certi atteggiamenti arroganti pare non siano censurati abbastanza da chi dovrebbe a tutela del buon nome generale.

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Tutto limpido come l’acqua, ci mancherebbe

Si riapre l’indagine sull’incidente del 1991 che provocò 140 vittime sulla Moby Prince. Le ricostruzioni di allora e le successive inchieste giornalistiche (anche un paio di interessanti passaggi in tv non ricordo se a Blu Notte e/o da Minoli) mostrarono come la quadratura del cerchio e la verità fossero non proprio vicine.

Poi leggi che un consulente tecnico viene prelevato, picchiato e quasi ammazzato. Come dire: avete ragione, la verità non era quella e nessuno deve venirne a conoscenza. O no?

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