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Il bue dice cornuto all’asino?

Bagnasco chiede un approccio alla Chiesa senza pregiudizi. La Chiesa può dirsi immune dal pregiudizio nell’approccio alla società ed agli uomini?

PS: le reazioni alle richieste di chiarimento della UE sui favoritismi fiscali di cui gode la Chiesa in Italia, danno il senso che il nervo è scoperto e che dunque, delle verità ci siano e lampanti.

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Repetita juvant

da La Stampa.it:

Il sogno di Fiorani: “Vorrei farmi una nuova banca”.

Pensieri sparsi: il senso del limite (in alcuni casi diventa anche il senso del ridicolo) ad alcuni è evidentemente sconosciuto; se dagli errori si impara, probabilmente non vedremo stavolta conti correnti intestati a cari estinti né “alleggerimenti” creativi sui vivi, ma non so quanto sia lecito sperare (e rischiare); certo, i sogni aiutano a vivere meglio ma speriamo che stavolta non si realizzino, perché ne va della serietà del nostro sistema bancario.

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Incendi: una domanda banale

Ieri ho visto un incendio alle porte di Roma. Erano già in corso le operazioni di spegnimento, dunque non è stato necessario telefonare agli “ex-colleghi” (solo 13 mesi nei Vigili del Fuoco e nonostante questo, mi è rimasto molto nel “sangue”) e sono andato dritto per la mia strada. Domandandomi: laddove non esistano motivi economici o ritorsioni di stampo delinquenziale, che motivo ha una persona di appiccare un incendio?

D’accordo, togliamo anche i veri piromani. Ma quanti sono mai costoro? I veri malati intendo… tanti altri saranno emuli, stupidi e vuoti quanto quelli che scagliano pietre sul prossimo. A che pro? In fondo, se riflettessero, fanno male a se stessi, perché distruggono un pò di quel mondo in cui vivono.

Perché debbo sporcare un autobus, se è il mezzo con cui di norma mi sposto?

Ecco, la fiera delle banalità finisce qui. Però sarebbe bello vedere in faccia una di queste persone per chiedergli, semplicemente: “Che cazzo fai?”.

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Inquietanti similitudini

Ero a pranzo, in una tavola calda vicino all’ufficio e con occhio svogliato davo un’occhiata al Tg di Sky che dai monitor ogni giorno viene diffuso. Non so se vi è mai capitato di vederlo. A me poche volte e sempre l’ho trovato orribile: ha un gusto americano al 100%, dagli speaker allo studio, ovvero di plastica e finzione.

Comunque passiamo oltre. Un servizio riguardava la vicenda di Don Sante, di cui non sapevo ancora nulla avendo disertato negli ultimi giorni la carta stampata, e che riecheggia trame e film e letteratura dell’Italia anni sessanta. Così tornato in studio, profittando ancora di qualche minuto di pausa pranzo, ho controllato in rete la notizia.

Leggete il Corriere e poi Il Messaggero. Fatelo, fidatevi. Troverete le stesse parole, lo stesso costrutto, lo stesso articolo. Almeno buffo, non trovate? Due testate non legate tra loro che hanno pubblicato lo stesso identico articolo.

PS: piuttosto interessante lo schieramento dei fedeli al fianco del parroco, contro le rigidità ricorrenti della Chiesa cui siamo abituati.

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Come fai?

Ma come fai a riprendere con un videofonino e poi pubblicare su YouTube una persona che rischia la morte in acqua e infine muore annegata? Sei una merda d’uomo.

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Gioie e dolori dei motori di ricerca

Diciamolo, oggi Google detta legge in Internet per le strategie di marketing online. Essere nei primi risultati naturali, avere un ottimo page rank e presenziare nei link sponsorizzati può fare la differenza per un business che in toto o parzialmente fa affidamento alla Rete per trovare clienti.

Da solo, copre mediamente oltre il 50-60% delle ricerche mondiali e lascia agli altri motori, chi più chi meno, le briciole. Merito di algoritmi che hanno dimostrato di fare la differenza ma anche a strategie che solo dieci anni fa sembravano bizzarre: ricordate la mutazione dei Search Engine in portali? Google puntò invece sulla precisione dei risultati e sulla velocità di caricamento delle pagine e dei risultati, bandendo ogni abbellimento grafico superfluo, vincendo la sfida.

Dunque oggi se cerco clienti per la compagnia aerea o per il mio agriturismo, non posso prescindere da Internet, dai motori o da portali che aggregano strutture omogenee. Altri li cercherò con le Pagine Gialle, con il passaparola, con la pubblicità tradizionale, ecc. Però Internet è un canale quasi irrinunciabile e lo sarà sempre di più. Bisogna però capire che gli investimenti sono ormai consistenti in termini di tempo e di denaro, che debbono essere valutati sul medio periodo almeno (Google oggi penalizza i siti “giovani”, relegandoli ad una specie di purgatorio), che i contenuti sono vieppiù importanti, che se non siamo in grado dobbiamo ricorrere a persone skillate e specializzate nel settore, ecc. ecc.

Ci sono poi dei business, fioriti negli ultimi anni, che puntano tutto su Internet: parliamo ad esempio dei circuiti editoriali rappresentati da blog con vere e proprie redazioni che producono contenuti ad hoc, specializzati e verticali. Il ritorno pubblicitario può essere molto elevato per i circuiti migliori (qualcuno parla anche di 200mila euro/anno); allo stesso tempo, fai affidamento su un solo tipo di entrata/canale, con grossi rischi nel momento in cui il numero dei visitatori al tuo circuito/sito crolli per qualsivoglia motivo.

E’ il caso di Master New Media, che qui racconta una storia molto interessante. Viene da pensare che le regole dell’economia sono valide on e off line, da una parte, ma anche che Google ha oggi un ruolo quasi da monopolista (detto con tutta l’ammirazione per BigG).

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