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Mani pulite? No, piene di marmellata

Sia lontana da me la facile indignazione e la strumentalizzazione di vicende umanissime. Però quando tocca a chi si fa paladino di pulizia e trasparenza, quantomeno si sorride sotto i baffi, non ci fosse invece da arrendersi all’evidenza già più volte sottolineata, che l’Italia è un pò “così”.

Oggi esce un’intervista a Di Pietro sul Corriere, dove gli si chiedono lumi sui lavori usuranti e sulle età di pensionamento, alla luce dei tavoli di trattativa in essere tra governo e sindacati, e – soprattutto – al fatto che lui in pensione ci è andato a 45 anni.

Le risposte sono un pò tipiche di bambino colto con le mani nella marmellata, tendono come si dice a Roma a “buttarla in caciara” e alla fine, da bravo italico, al “come potevo dir di no? lo fanno tutti”. Lo capisco anche, sinceramente.

Capisco un pò meno il sistema pensionistico italiano, non uguale per tutti e non in base a regole logiche o di salvaguardia della salute e della prospettiva di vista dopo il lavoro; non capisco alcune battaglie conservative dei sindacati, che continuano a voler tutelare chi in qualche modo lo è già abbastanza e non chi, da bravo atipico, non lo è affatto; non comprendo la bagarre politica sempre più ostaggio del consenso, mai dell’utile nazionale; men che meno, mi raccapezzo sui cumuli di pensione e lavoro, visto che sono cresciuto con l’idea che chi percepiva una pensione aveva terminato il suo ciclo attivo.

Sono già più abituato invece al predicar bene e razzolar male, che ci è così tanto caro.

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Era nell’aria

Che anche AirOne rinunciasse dopo la lenta moria dei pretendenti all’acquisto di Alitalia, era nell’aria. D’altronde sarebbe strano che un imprenditore facesse effettiva beneficenza, senza almeno riscontri fiscali… Prendere oggi la baracca così com’è, con i vincoli attuali inclusi quelli sindacali, sarebbe un rischio d’impresa che nessuna persona sana di mente si accollerebbe.

Dunque, tre strade mi sembrano oggi profilarsi:

  1. Alitalia non viene venduta ma viene rifinanziata dallo Stato italiano, con successiva procedura d’infrazione della Commissione Europea (per cui pagheremmo due volte), nuovo CdA e buco finanziario entro i 24 mesi successivi;
  2. Alitalia non viene rifinanziata, fallisce, qualcuno ne comprerà le spoglie o parte di esse a prezzi fallimentari, tutti noi ne perdiamo un pò;
  3. la politica tira fuori gli attributi, rivede la gara, indica dei paletti strategici (es. presenza di capitale italiano), ma poi si fa da parte e non si intromette nelle scelte né nelle trattative coi sindacati, né chiede alla nuova proprietà piani diversi da quelli che mirano esclusivamente alla profittabilità e dunque sopravvivenza del vettore aereo.

Non credo ci siano molte strade diverse, né tempo in esubero per operare scelte: ad oggi Alitalia perde in Borsa l’8%, non fa volare aerei mancando pezzi di ricambio che non può pagare, mantiene tesi i rapporti col personale che non ha certezze sul futuro, continua a perdere soldi. Fate vobis.

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Per passare una serata in allegria

Stasera presso la Casa delle Letterature, in Piazza dell’Orologio 3 a Roma, avrà luogo la presentazione del libro “Il dolore e la politica” di Manconi-Boraschi. Sarà l’occasione per discutere di libertà di cura e diritti del malato, soprattutto dopo il “caso Welby”. Se qualche blogger volesse esserci, mi troverà (forse anche in buona compagnia, vero Rudy?).

Update: la presentazione del volume è stata molto interessante ed hanno preso parola Luigi Manconi ed Andrea Boraschi, gli autori del libro, Anna Maria Coscioni, Mario Riccio e Giuliano Giubilei (RaiTre) come moderatore. Il parterre era più esteso, ma la cosa interessante è che il dibattito non si è speso sul libro, sulla sua promozione, quanto sulla promozione del disegno di legge sul Testamento biologico e la libertà di cura, che andrebbe a colmare un vuoto legislativo (in parte, perché la legge in qualche modo oggi garantirebbe certi diritti, se fosse letta senza pressioni politiche o di dottrina). Spero qualche lettore romano abbia profittato della mia segnalazione. In caso contrario, una letta al libro la consiglio, perché è un compendio con interventi autorevoli sul problema, affrontato in modo completo e serio.

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Una Corona d’oro

Che Ottoemezzo senza l’elefantino perda colpi, credo sia sotto gli occhi di tutti. L’invito di ieri a Corona sul tema della cocaina, come esperto di un ambiente giudicato a rischio come quello dello spettacolo, sa di verità tirata per i capelli: in questi giorni chiami Corona perché ti aspetti che faccia ascolti, punto.

Lui ne approfitta, financo riprendendo le fasi della separazione dalla moglie (e madre del figlio) per poter fare cassa e sfruttare l’ondata di notorietà. Imbarazzante e senza freni morali, direi. Anche poco intelligente, perché avrà risvolti legali.

Inutile però disquisire di moralità: qualcun’altro furoreggia in Sardegna, con un bel sorriso e la faccia di chi non si vergogna di aver operato illegalmente e immoralmente. Anzi, sceglie assai bene la compagnia: Costantino e Mora, ullallà!

A questo punto, dopo tangentopoli, vallettopoli, calciopoli, bancopoli… attendiamo fiduciosi Paperopoli o qualche altra “opoli” meno divertente ed edificante.

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Rifondazione Democratica

Aivoglia a parlare di PD, di bipolarismo, di movimentismo… leggendo certe notizie, affatto rare nel nostro belpaese, viene in mente che prima di tutto occorrerebbe rifondare il senso civico, dello Stato, della democrazia, daccapo.

Forse, dunque, occorrerebbe investire tutte le nostre risorse sulla scuola, dare per persa questa generazione e sperare che ripartendo da zero sia possibile crescere degli italiani diversi, civili, onesti, illuminati.

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