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Libero cilicio in libero Stato

Ho letto oggi, in ritardo, un articolo a firma Boraschi-Manconi comparso su l’Unità il 13/03 u.s. Anche se ne consiglio la lettura integrale qui, ecco alcuni passaggi interessanti:

[...] Insomma, è pacifico che per noi Paola Binetti può fare, del suo corpo, ciò che meglio crede: libero cilicio in libero stato. [...]

[...] Tuttavia, una contraddizione appare stridente: i credenti si appellano a quel principio di sovranità sul proprio corpo per rivendicare un loro diritto e una loro libertà; si appellano a un principio che, fatta salva questa circostanza, combattono ogni giorno in materia di libertà di cura, di maternità consapevole, di politica sulle droghe, di riconoscimento del valore delle scelte sessuali e relazionali della persona. [...]

[...] Pure, diamo a quei credenti un modesto consiglio: attenti, se la battaglia (che per alcuni di voi appare proprio una “guerra”) che avete avviato contro molte libertà personali conducesse davvero a un controllo della sfera pubblica sulle libertà individuali, un giorno qualcuno, per una strana eterogenesi dei fini, potrebbe contestarvi l’uso di qualsivoglia ruvida corda di peli di capra, cinta sulla coscia o dove più vi pare. E, allora, dovrete augurarvi che qualche radicale senza Dio, qualche liberale illuminato, qualche sincero democratico corra in vostro aiuto, a difendere la vostra libertà di credenti.

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Indulto, ci risiamo

Ci risiamo. Passa qualche altro mese, escono fuori nuove statistiche (quelle Dap sono poi spesso “interpretabili”, vedi quelle sulle morti in carcere) e sui giornali si accendono nuovamente i riflettori sull’indulto. Pare che “ben” il 12% dei detenuti scarcerati abbia commesso un nuovo crimine e sia tornata dietro le sbarre. E’ tanto o è poco? Io penso sempre, semmai i dati fossero corretti, all’88% di persone che non sono recidive…

Il problema però non sta qui. Perché a margine di queste polemiche, che toccano il nervo scoperto della nostra società, che si sente vieppiù insicura e spaurita, non si tratta mai una questione fondamentale: a fronte dell’indulto, quali provvedimenti sono stati presi affinché le nostre carceri nel giro di pochi anni non si riempano nuovamente oltre ogni limite sostenibile? Quali pene alternative il nostro ordinamento ha introdotto per i reati minori? Quali invece per ridurre i tempi di detenzione preventiva, così alti in un Paese che celebra processi lumaca?

Ecco, facciamoci le giuste domande e prendiamone atto. Altrimenti, tra dieci anni, staremo a contare i recidivi di un nuovo indulto.

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On va voir

Ieri abbiamo avuto la conferma che Sarkozy è il nuovo Presidente della Repubblica francese. Qui si era poco certi di quale fosse la miglior scelta per i cugini, anche avendo tutt’altro scontro ben scolpito in memoria, quello tra Chirac e Jospin.

Ricordo che allora, alla vittoria di Chirac pensai comunque a quanto fosse più presentabile e “di governo” la destra francese, rispetto alla nostra. Forse le cose, per noi, sono un pò migliorate, ma a quasi quindici anni di distanza, non ho cambiato molto idea, visto che un Sarkozy è meno distante dalle mie simpatie di quanto possa esserlo un Cesa…

Ségolène poteva essere un bel segnale di cambiamento, però mi sono rimasti molti dubbi sulla sua levatura politica. Non saprei, dunque non mi sbilancio. Epperò segnalo un passaggio del dibattito televisivo di qualche giorno fa che ha consolidato questi miei dubbi. Ha infatti ricordato la Royale, che all’uscita dal proprio commissariato in piena notte, una poliziotta poche settimane fa nella banlieu parigina è stata violentata.

Condividiamo la preoccupazione, meno la soluzione proposta. “Se diventerò presidente, farò in modo che tutte le poliziotte in turni notturni siano riaccompagnate a casa da una scorta” (più o meno, vado a memoria). Se il prologo non fosse drammatico, verrebbe da ridere. Primo per la formula, che sa un pò di elezioni da rappresentante di classe, “se mi eleggerete, allora io”. Poi per l’idea, irrealizzabile. Quanti poliziotti sarebbero allora deviati a queste attività senza poter operare sul territorio? E se proteggiamo le poliziotte, che sono già armate e addestrate, quante altre donne che lavorano di notte dovremmo scortare a casa (giornaliste, medici, infermiere, ecc.)?

Credo sia più corretto – su quel palcoscenico – proporre inasprimenti di pena (che danno sempre voti, ahimé) o maggior presidio del territorio, utilizzo delle nuove tecnologie (C.S.I. piace tanto… vedi come sono tutti impazziti per il RIS in Italia), sorveglianza e contrasto, ecc. ecc.

Era però solo una piccola segnalazione. Ripeto, di dubbi me ne hanno lasciati entrambi. Bonne chance, amici francesi (noi intanto ci curiamo dei nostri disastri).

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