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Apple e i dubbi che restano

Sono diversi anni che ammiro i notebook Mac.  Non saranno la scelta migliore in termini di portabilità (vedi peso/dimensioni) o rapporto qualità/prezzo, ma sono belli da morire. Così come mi piace il sistema operativo con cui ho ogni tanto possibilità di “giocare” da amici o clienti. E la bellezza non è poca cosa a questo mondo, almeno per me…

Mi dico, sempre più spesso: il prossimo notebook sarà un Mac! Poi però inizio a pensare che lavoro in un’azienda che sposa Microsoft per molte applicazioni, che i documenti che ci scambiamo sono tutti Office Pc e che la suite di collaboration che utilizziamo (al 100% e massivamente) è Exchange.

Inizio dunque a pormi le prime domande: a quali problemi vado incontro? L’outlook versione Mac (ovvero Entourage) è compatibile al 100% con il gemello per Pc? Perché se non lo è, son problemi… (è vero che gli ultimi Mac possono far girare due sistemi operativi in contemporanea, di cui uno Windows, ma lavorare su Windows tutto il giorno non avrebbe senso).

Capito così in un punto vendita Apple a Roma, per tutt’altro motivo, e chiedo maggiori informazioni su questo mio dubbio all’addetto. La prima risposta è: “io avrei già cambiato azienda!”. Ecco, a me questo modo di porsi di tanti Mac-fanatici dà veramente fastidio, lo trovo un atteggiamento inutilmente snob. Sarete i più furbi, i più intelligenti, i più belli… ma intanto Microsoft vi ha fatto un culo così. Per cui un po’ di moderazione nei giudizi andrebbe rispettata.

Faccio finta di nulla e passo oltre, insisto. Il risultato è che mi fa vedere su un Mac del negozio Entourage, i vari strumenti che ha e le schermate principali… poi si ferma, riflette e mi dice che in verità, non sa darmi risposte sulla questione. Anzi, magari se vado sul sito Microsoft trovo informazioni più aggiornate e corrette!

E qui mi domando: ma saranno sempre le stesse domande che vi fanno le persone che tentennano a mollare Windows o no? Possibile che non siate preparati su questo?

Infilo il casco, monto in Vespa e tornando a casa penso: e se restassi un user Windows? Bah…

PS: se qualcuno ha risposte alle mie domande, sarò bel lieto di ascoltarle, of course 

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Scacco matto

Kasparov, ex campione del mondo di scacchi ed oggi avversario politico di Putin, arrestato a Mosca mentre cercava di manifestare in piazza contro quello che ormai non può più non chiamarsi regime. La Russia faceva assai meno paura sotto il comunismo, che oggi… Ah, quel figlio di Put(t)in!

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Corvo Rosso non avrai il mio scalpo

(bellissimo film, peraltro)

Questa mattina ero in Vespa sulla Via del Mare a Roma. Strada di scorrimento, poche intersezioni, una striscia doppia e continua al centro. Il tempo di alzare gli occhi a leggere le indicazioni di un cartello stradale, e dal senso di marcia opposto un assassino in auto invade la mia corsia per un sorpasso folle.

Risultato, per miracolo ho evitato un frontale con un auto. Direi che ho già dato per quanto mi riguarda, dopo il volo in autostrada del novembre scorso. Se proprio vi volete schiantare, fatelo contro un platano, per favore!

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Villa Arzilla Blues

Ieri sera sono tornato al Big Mama a Roma per ascoltare i Mad Dogs, cover band credo sulla scena da almeno trent’anni. Blues e rock il loro repertorio, che pesca nel passato di gruppi e nomi come Cream, Credence Clearwater Revival, Led Zeppelin, George Harrison, Eric Clapton, Who, Deep Purple, … Insomma, tutta musica con cui siamo cresciuti noi vecchietti. La musica in vinile per dirla con Luca Sofri oggi.

Tecnicamente bravissimi, quasi “teneri” nel mostrare con disincanto il tempo che è passato dagli esordi (magari Bobo vorrà argomentare più a lungo la serata condivisa). La formazione:

MICK BRILL (voce e basso)
GEORGE SIMS (voce e chitarra)
DAVE SUMNER (chitarra solista)
DEREK WILSON (batteria)
MARCO QUAGLIOZZI (tastiere)

Se vi capita di leggere di un loro concerto, andate a sentirli. Meritano assolutamente. Fate però i conti col fatto che di capelli incanutiti o caduti, tra gli spettatori, ce ne saranno molti (inclusi i nostri).

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Balzelli e disservizi

L’Italia è il Paese delle cose buffe, anche quando si parla di web. Così i servizi si spostano su Internet, ma all’italiana anche loro. Come ogni bimestre mi accingo a pagare via web la bolletta Telecom Italia. Il servizio è comodo, veloce e non ti costringe ad estenuanti file in Poste. Peccato che stavolta, per ben tre giorni di fila, non funzioni! (epperò l’assistente virtuale che parla ogni volta che accedi all’area riservata, c’è, funziona e rompe le balle…)

Così mi dico di andare sul sito Poste.it e pagare dal mio account e con carta di credito la bolletta. Servizio comodissimo, con costo sproporzionato (un vero balzello secondo me): 2 euro a bollettino. Per quale motivo debbo pagare più caro un servizio web rispetto ad un servizio in agenzia? Mi pare una follia… Comunque, non funziona nemmeno da lì: “Impossibile procedere con l’operazione”.

Così questa mattina mi reco fisicamente in Poste. Un’ora di fila per pagare un bollettino. Con tutti i terminali (totem) di pagamento automatico rotti. Con i computer che per dieci minuti sono stati fermi. Con una variegata umanità rassegnata. O incazzata. O che passa il tempo (ritirando la pensione).

E’ l’Italia, bellezza.

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Chi di parole ferisce…

Non ho molta pietà né mi associo all’assordante mormorio di solidarietà nei confronti di mons. Bagnasco. Certo, non sono parole edificanti e le minacce sono un pessimo strumento di dialogo, solo condannabile. Epperò penso che la stessa ferocia sia uscita dalla bocca del prelato.

Consiglio il post di Ironica sull’argomento.

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