Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Dolce del giorno

Pandora! Se vi state chiedendo se sono diventato improvvisamente pazzo, la risposta è… forse.

I ritmi di lavoro sono massacranti in questi giorni e perdo qualche colpo, di certo qualche post. Quante cose da dire restano inespresse! Sono poi due giorni che faccio lezione in alcune scuole medie di Roma, su richiesta di un nostro committente per cui dobbiamo realizzare un dvd multimediale: vado e cerco di spiegare, con un brutale downgrade di linguaggio tecnico, cosa farà la mia società a partire dal loro lavoro di ricerca e raccolta di materiale storico.

Insegnare mi è sempre piaciuto molto, per cui lo faccio volentieri anche se in fondo debbo incastrare questa attività in un calendario già saturo di impegni. Non sto a dirvi e confermarvi quanto si dice su qualsiasi media: i ragazzi di oggi sono assai diversi da come eravamo noi ieri. Ad esser sincero mi stanno abbastanza ad ascoltare, magari mi tocca ogni tanto mostrare la faccia cattiva, ma senza mai minacciare con le forbici nessuno…

Oggi però sono rimasto basito quando un ragazzo di III media ha detto al professore presente in aula: “A professò, ma che je scureggia er cervello!”. E il professore ha ironizzato sulla cosa. Ai tempi miei era nota e magari anche un sano ceffone (per quanto sono contrario all’uso delle mani come strumento pedagogico).

Comunque, nel pomeriggio tra un impegno e l’altro ho però giocato con Pandora. Cos’è? Una radio on line. Ma la playlist la scegliete voi: inserite il nome di un cantante o di una canzone e create la vostra radio, che manderà in rotazione canzoni assonanti per stile con quella che avete scelto.

Più che divertente. Geniale. Buon divertimento a tutti voi!

PS: attendiamo intanto la fiducia al Senato, con sana rassegnazione e un pizzico di cinismo


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Colpi di mestolo

Adoro la cucina. Forse perché adoro – anche un pò troppo – mangiare. Da anni però cammino su un crinale: da una parte il fascino per l’enogastronomia e il suo mondo, dall’altra il rifiuto della parte meno genuina e più modaiola che negli ultimi anni ha invaso il mondo.

Così per il vino: mi piace, mi sono preparato, ho seguito mille degustazioni ma oggi non sono più un fanatico e guardo con un pò di ironia chi emula il sommelier di Antonio Albanese (che chicca!). Detto ciò acquisto e consumo buon vino, se non in alcuni casi, buonissimo. Però ho spazzato via la retorica, il fanatismo.

Questo perché non ce la faccio più di tutte quelle sovrastrutture che abbiamo creato. Se devi scegliere il cesso di casa, passi una settimana per magazzini e riviste: devi scegliere il colore, la forma, la rubinetteria, lo scarico, l’aggancio a parete o la base a terra, ecc. ecc. E ci devi in fondo solo cagare…

Se vuoi un giacchetto tecnico invernale di marca, spendi 2-300 euro. Poi vai in Sri Lanka e scopri che quel modello, preciso identico, lo producono lì e con tanto di marchio ed etichetta, lo puoi comprare a 10-20 euro. Ce ne sono dunque nella migliore ipotesi 180 accumulati per strada, in minima parte per spese di trasporto, marketing e copertura costi aziendali… tutto il resto come profitto.

Ecco, in tutta questa follia tanto pervasiva che quasi mai ce ne accorgiamo, almeno sul mangiare e bere cerco di mediare tra decorazione e sostanza. Il mondo degli chef e della guide è però un business enorme e non si gioca. Non mi stupisce dunque leggere oggi che all’assegnazione del premio Paul Bocuse sia nata una polemica finita sui giornali. Anche corretta, volendo. E’ il clamore che fa effetto. Ma d’altronde gli chef oggi più di ieri, sono primedonne.


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Pre-se-nte!

“I maschi mi ignorano”. Sono, pare, le parole di Uma Thurman. Delle due l’una: o è la solita intervista con titolo ad effetto e forse virgolettato di troppo, adattissimi ad alimentare la sete di gossip, o il mondo maschile si è rincoglionito del tutto.

Uma Thurman

Siccome certe ingiustizie proprio non le sopporto, sarei anche disposto a “sacrificarmi”… della serie Uma, I’m here! Tze…

PS1: questo post apre la serie, che immagino ricchissima, della nuova categoria Totally Unnecessary (Production, of course, per chi sa).

PS2: il progetto più grande che ho in mente per il nuovo Lebowsky.it, dopo la personalizzazione del layout che stenta a veder la luce per la cronica mancanza di tempo dello scrivente, è infatti la definizione di nuove e più precise categorie rispetto alla precedente, genericissima ed onnicomprensiva, “blog”.


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Lavori in corso

Sto terminando il passaggio del mio blog da dBlog (che bene mi ha accompagnato fino a qui e per cui ringrazio Marlenek) a WordPress. Per questo motivo e per il poco tempo libero che ho in questo periodo, vedrete qualche impaginazione temporanea del nuovo Lebowsky.it e svariati errori. Grazie per la pazienza 😉

Aggiornamento del 14-02-2007: il tema l’ho trovato, ora debbo “SOLO” personalizzarlo (avessi il tempo).


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Ma de che stamo a parlà!

Uno passa le giornate a spalare merda… Poi deve pure passare del tempo a leggere di Berlusconi e della CdL che, sulla base di un passaggio a vuoto della maggioranza al Senato, grave per carità, pretendono le dimissioni dell’attuale Governo.

Ma de che stamo a parlà!

Qualcuno ricorda le volte che il governo Berlusconi è andato in minoranza alle camere durante la sua legislatura? Sembra di no… non lo ricordano nemmeno i giornali che sono normali passi falsi di maggioranze sempre risicate, almeno in uno dei due rami del Parlamento. Capita una volta agli uni, una volta agli altri. In una democrazia normale, in un Paese normale, anche i media dovrebbero parlarne senza clamori ma con razionalità.

Però fa comodo così. Se non si sa cosa dire, se non si ha nulla. I vari Gasparri, Berlusconi &Co., alzano il tiro e chiedono le dimissioni, perché nel caos, chi urla di più lascia le proprie grida impresse nella memoria degli altri. Dimissioni, dimissioni, dimissioni! Lo direi anche invertendo le parti, se lo facessero (come in passato l’hanno fatto) i Rutelli o i Rizzo o i Diliberto.

Però, leggendo i giornali o sentendo i pastoni in tv (assai comodo modo di fare giornalismo), dovremmo chiederci proprio questo: ma de che stamo a parlà!

Di nulla… molto semplice.