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Sveglia!

L’indulto come scrissi tempo addietro ma anche come ricordò il Presidente della Repubblica, doveva essere un primo passo nella risoluzione o alleviamento dei problemi complessivi delle carceri italiane. Come sempre però ci portiamo appresso le polemiche, quasi ogni giorno, e non i buoni propositi, evidentemente ipocriti.

Così oggi è morto l’ennesimo detenuto. L’ennesimo suicidio in carcere.

Politici, sveglia!

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Giuro non l’avrei mai detto!!!

Le donne utilizzano il triplo delle parole utilizzate dai maschi… wow!

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Crippata del giorno

Sul Foglio di oggi, ottimo – come sempre – Crippa:

Al direttore
Il Papa: “Quella in Turchia non è una visita politica”. Bush: “Quella in Iraq non è una guerra civile”. Manca solo che Putin dica che il polonio non è un veleno.

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A Cesare ciò che è di Cesare…

Erdogan dice di avere il sostegno del Papa per l’ingresso della Turchia nella UE… un portavoce vaticano, ha detto alla vigilia della visita in corso del pontefice, che la Turchia dovrà essere autorizzata a far parte dell’Unione europea (certo, se risponderà positivamente a tutti i criteri previsti ecc. ecc.).

Si occupassero della fede… che della politica debbono occuparsene solo ed esclusivamente i nostri delegati. O il Papa improvvisamente è un commissario Ue?

Aggiornamento
Pare che la Ue sia meno supina

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Band of Brothers

Ho quasi finito di vedere in Dvd la serie televisiva “Band of Brothers” sulla Seconda Guerra mondiale. Prodotta da Spielberg, Hanks e la tv HBO, racconta le vicissitudini della compagnia Easy in Europa, dalla preparazione al D-Day, fino al termine della guerra.

Primo pensiero: un bellissimo progetto, ben pensato e ben realizzato. Si fatica a pensare che sia una serie televisiva, abituati come siamo a carabinieri, preti, vigili del fuoco, magistrati, “cesaroni” vari. Bello nella ricostruzione storica (parte da un libro scritto dallo storico Ambrose ed ogni film ha come prologo una serie di mini interviste agli stessi protagonisti, invecchiati e incanutiti), nel girato e nelle scenografie.

Poi viene in mente che è stata una gran brutta guerra (ma quale non lo è?), che sono morti milioni di persone, che ha devastato l’Europa e infine l’estremo oriente, fino all’atomica. Ti porta in trincea, ti fa vivere la presa di Bastogne, l’inverno freddo nei boschi, avvolti dalla nebbia, dal gelo, dalla pioggia di granate, dagli spari dei cecchini. Ti fa vivere ciò che è una guerra, che è sempre un gran bell’insegnamento.

Il nono episodio della serie, ricostruisce poi una tragica scoperta, quella dei lager. In particolare del campo di Landsberg. Lascia senza parole, una visione improvvisa di fantasmi, di una follia assoluta che non ipotizzavi possibile, e lo fa con grande capacità narrativa. Emoziona, come un pugno allo stomaco.

Insomma, consigliato vivamente a tutti. E in primis ai nostri autori, direttori di rete, case produttrici. Idee e qualità, ogni tanto, non farebbero male. Magari eviteremmo qualche buona domenica

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Arsenico e vecchi merletti

Oggi sul Foglio, interessante botta e risposta tra l’ambasciatore russo Stanevskiy e l’elefantino Ferrara sulla spy story al polonio 210. Del tutto condivisibili le critiche di Ferrara e le paure che desta il regime di Putin.

Al direttore – Leggo sul Foglio: “Resta il fatto che ogni volta che zar Vladimir ha un vertice europeo si ritrova un cadavere imbarazzante”. Di fronte all’abitudine di accusare “Vladimir il terribile” la logica si arrende. Se un cadavere imbarazza Putin, come mai non ci si chiede: che interesse aveva ad ammazzare “due suoi accusatori” che non rappresentavano neanche una minuscola minaccia per lui? Abbiamo uno zar autolesionista che lo fa soltanto per il gusto di sentirsi diabolizzato da parte dei media? Oppure è tanto scemo da scegliere per i crimini rimbombanti proprio le vigilie dei suoi incontri internazionali più importanti? C’è molto da criticare, anche attaccare nel modo di gestire il potere in Russia. Perché ricorrere alle invenzioni? Perché parlando del recente “caso Stomakhin” affermare che il “giornalista russo è stato condannato a cinque anni di carcere per i suoi articoli sulla Cecenia” (il Foglio)? Non pochi in occidente hanno preso la difesa del “giornalista” mentre si trattava di uno che invocava il terrorismo. Affermava che “i ceceni hanno il pieno diritto morale di far esplodere in Russia tutto ciò che vogliono”, glorificava donne-kamikaze e faceva appelli tipo: “Che decine di nuovi cecchini ceceni prendano i loro posti sui versanti delle montagne e migliaia di aggressori cadano sotto le loro pallottole sacrosante!”. Gli stereotipi sono pane dei media, ma almeno il Foglio cercava finora di evitarli.
Felix Stanevskiy, Mosca

Risposta del Direttore
Caro ambasciatore, gli automatismi sciocchi del giornalismo contaminano quanto il polonio 210, qualche caso radioattivo può rintracciarsi anche da noi. Ma la sua lettera sarebbe più convincente se lei si sforzasse, come ha fatto in tante corrispondenze per noi e farà in futuro, spero, di dare conto con la sua abituale serietà di un regime politico molto poco rassicurante. Non faremo l’errore comodo di puntare il ditino accusatorio senza prove contro il presidente russo, ma al suo imbarazzo, dopo questi ultimi due delitti, corrispondono altri imbarazzi: imbarazzante fare i giornalisti e gli agitatori politici a Mosca, quando si prende l’ascensore di casa come Anna Politkovskaja; imbarazzante appartenere al circuito di Boris Berezovsky, il fuoriuscito a Londra che si oppone a Putin, con il rischio di contaminarsi per davvero. Putin, con tutto il suo imbarazzo, vivrà tranquillo nel Wto la fine del suo mandato. Noi siamo meno tranquilli. Ed è nostro dovere domandarci il perché. Come regola generale, uccidere paga, il delitto ha una sovrana funzione intimidatrice, come ha scritto Alessandro Giuli sabato scorso. E se non fossero stati compromessi diritti e libertà, nella Russia di Putin, il regime sarebbe al di sopra di ogni sospetto.

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