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Senza arte né parte

Ora non abbiamo solo le primarie nel centro-sinistra. Abbiamo anche i candidati senza volto.

Eh no! Io lo voglio vedere bene in faccia il mio candidato, dovessi mai votarlo. Non solo: sono senza volto eppure rompono i cabasisi, come direbbe Montalbano. Occupano la sede dell’Unione e pongono questioni… che a leggerle bene sembrano risibili (ma magari mi perdo qualche pezzo e dò un giudizio affrettato).

L’ammissione alle primarie di un candidato ancora ignoto e senza volto, immagino sia il Luther Blisset della sinistra… l’uno immaginario per il tutti demagogico… mi viene da pensare all’ex giocatore del Milan, non al movimento, e non è certo un bell’augurio. Chi vogliamo candidare alla Presidenza del Consiglio, Paperinik con tanto di mascherina?

Poi il rimestare sulle regole della consultazione: perché limitare la candidatura ai migranti con almeno 3 anni di permanenza in Italia? Io credo perché per ricoprire un ruolo politico in Italia, un minimo di conoscenza del territorio e delle sue dinamiche sia doverosa. E tre anni non sono nemmeno molti mi pare. Giusti.

Poi le cabine per le primarie dovrebbero essere sparse anche nei "luoghi di lotta" (eh? dove? ancora ‘sti termini?) e nelle carceri… quasi giusto in questo secondo caso, non fosse che parliamo di primarie e non di elezioni (dove poi non tutti i carcerati possono votare).

E la boutade dei passamontagna arcobaleno?

Ecco, io dei No Global ne ho un pò le scatole piene. Se voglio schiamazzi passo vicino all’asilo.

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Degustazione ad hoc

Sabato scorso avevo deciso di andare a Bevagna, in Umbria, per cenare all’Enoteca Piazza Onofri. C’ero stato già tempo addietro e la ritengo una delle migliori enoteche in circolazione, con una bella carta dei vini ed ottime portate. Una peculiarità: al bicchiere aprono (quasi) qualsiasi bottiglia si abbia voglia di degustare.

Comunque, telefono per prenotare e mi dicono che no, non era possibile e che la serata era organizzata da Le strade del Sagrantino per la settimana enologica. Provo ad insistere e mi spiegano che la serata degustazione era preparata da Angelo Troiani, chef del ristorante Il Convivio di Roma, uno dei cuochi più giovani e famosi in circolazione, e che durante la serata sarebbero stati serviti i vini locali da sommelier dell’AIS. Prezzo più che onesto, 55 euro. E quattro posti ancora liberi. Miei!

Menu degustazione così composto:

  • Strudel di ricotta e spinaci con funghi porcini, guanciale ed alloro, salsa di pesca, menta ed olio naturale di tartufo bianco
  • Zuppa di ceci di Spello con maltagliati ed olio di Trevi
  • Coscio di maialino da latte al pepe rosa con salsa balsamica
  • Creme brulèe allo zenzero con cannolo di spuma di caffè ed anisetta

In abbinamento, proposte di vini grechetto, rosso di montefalco, sagrantino e sagrantino passito… a fiumi! E tutti ottimi: Colpetrone, Adanti, Arnaldo-Caprai, ecc. Tutti rigorosamente in bicchieri Riedel.

Una serata molto particolare. L’occasione di assaggiare la cucina di Troiani ad un prezzo accessibile. Infine, prima di andare via, una chiacchierata con Angelo Troiani, che conoscevo dalla Trinchetta a Roma e poi a casa (ma non ho guidato io, non era il caso…). Ancora mi lecco i baffi.

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A rotoli

Storace ferma la sperimentazione della pillola abortiva a Torino.
Restiamo così uno dei pochi paesi europei che, grazie ai RuiniRutelli&Co., non adotta una soluzione diversa per un problema reale, legale ed affatto abominevole come l’interruzione di gravidanza. Attendiamo l’introduzione della cintura di castità per le donne, visto l’andazzo.

Siniscalco si dimette da Ministro del Tesoro.
Come suggerisce Grillo, visto che Fazio "è un buon cattolico", perché non lo passiamo al Vaticano e allo Ior (che tanto è abituato bene, con Marcinkus)? Così facciamo contenti Buttiglione e Andreotti, togliamo la patata bollente al Governo, immobile e colpevole, e ci togliamo dalle balle anche colui che – faccia di bronzo – resta al suo posto nonostante la sfiducia del Paese e dei mercati nazionali ed internazionali. Magari prima di andare in bancarotta…
Apprezzo il gesto e le parole dell’ex Ministro, che infine non ha ingoiato l’iningoiabile.
A questo punto, per la prima volta, penso seriamente che un premier serio dovrebbe rimettere il mandato nelle mani di Ciampi. Evidentemente l’esempio tedesco di ieri o quello di Jospin in Francia di qualche anno fa sono troppo distanti per responsabilità istituzionale, signorilità e coraggio, dai vertici del nostro potere.

Continuiamo così, continuiamo a farci del male…

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Quanno ce vò, ce vò!

Avete rotto i coglioni (scusate il francesismo).

PS: Meno sinteticamente e con validi argomenti, come mi viene suggerito, un bell’articolo di Luigi Manconi e Andrea Boraschi su l’Unità mena fendenti e legnate sui denti a questa manica di…

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Dell’origine dei nomi

Guardavo un interessante speciale su RaiTre qualche giorno fa, incentrato sulle figure dei fratelli Rosselli, di De Bosis e di Sturzo. Mi è tornato in mente un lavoro (cdrom e web) realizzato qualche anno addietro per l’Istituto Luigi Sturzo, sull’identità europea nei luoghi storici dell’esilio e i personaggi che entrarono a far parte delle schede storiche. Una lunga e difficile storia antifascista per l’Italia.

Insomma, senza dilungarsi: De Bosis, che morì al rientro da un’impresa originale come il sorvolo di Roma nell’ottobre del 1931 per lanciare 400mila volantini che spronavano gli italiani a resistere contro il regime fascista, fondò pochi anni prima un’associazione clandestina antiregime. Si chiamava Alleanza Nazionale. Me ne ero proprio dimenticato, oibò.

Mi chiedo solo se i dirigenti dell’attuale partito conoscessero questa storia o se un caso di destino insolente e burlone li abbia portati a scegliere come nome quello di un’associazione clandestina e antifascista. Ripeto, non conosco così bene la storia del partito per rispondere, ma qualcuno di voi potrà certo illuminarmi.

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Trabaho lavoro work travaille

Il lavoro è una parte importante della nostra vita. Anche perché ci tiene impegnati per un terzo della giornata, chi più chi meno (chiaro non faccio riferimento a chi il lavoro lo cerca e non lo trova e sono molti, sempre di più).

Allora mi chiedo perché si lavora male. Io non riesco, non voglio lavorare male. E se accanto qualcuno tende a spendersi poco, non lo prendo ad esempio ma cerco di fare al meglio la mia parte. Non sopporto chi tira via, il meccanico che ripara male un motore, l’impiegato che si perde una pratica, il muratore che tira su un muro storto, il giornalista che scrive senza documentarsi, insomma ci siamo capiti. Tirar via poi ha una sola conseguenza: dover mettere le mani due volte sullo stesso lavoro e dunque spendere il doppio del tempo!

Io a fine giornata voglio essere soddisfatto di ciò che ho fatto. Invece sembra che la corsa sia alla non professionalità, alla pecioneria. Ecco, è una cosa che mi fa girar le balle!

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