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Alien vs Predator
Pare che lunedì scorso ad Otto e mezzo ci sia stata una bella baruffa tra Ferrara e Tremonti. A leggere il resoconto del Corriere, sogghigno: c’è a chi esser “stronzetto” riesce proprio bene. Per questo forse ispira, al sottoscritto, simpatia.
da Corriere.it:
La domanda del giornalista sul perché un uomo del Nord come l’ex ministro dell’Economia sponsorizzi una banca del Sud, ha fatto perdere le staffe a Tremonti che ha nervosamente ribattuto: «La prego di smetterla con questa menata che sono un uomo del Nord…». Ferrara si è subito infiammato e la risposta è stata bruciante: «A parte che la parola menata è proprio del Nord, ma menata lo va a dire a sua sorella… e cerchi di essere meno arrogante e faccia meno il professorino…».
La gente pare che sta a Monza…
…fa a gara a chi è più s…
Cito una vecchia canzone di Califano per definire il comportamento degli automobilisti nostrani, soprattutto romani. Sempre incazzati, non rispettano mai una segnaletica, un diritto di precedenza o uno stop, rischiano un incidente pur di sopravanzare l’altro di un metro. E se per caso suoni il clacson per esprimere la tua sana contrarietà al loro comportamento, sono pronti ad uccidere per lavare l’offesa (perché si sentono anche dalla parte della ragione). Poi ci sono quelli che scambiano le strade di una città per un circuito di Formula 1.
Stanotte a Roma è morta una persona, in pieno centro alle 4 di mattina. Guardate la foto e ditemi a quanto poteva viaggiare la macchina…
Forse c’è una speranza
Il mondo forse non è così brutto, cupo e perverso come vogliono farci credere. Forse esiste una speranza. Forse l’uomo non è così stupido…
La Ford ha annunciato che sospenderà la produzione del suo maxi SUV, deforme automobile 4×4 come se ne vedon tante oramai anche in Italia e – pare – adattissima a bionde rifatte in vena di shopping o a maschi impotenti bisognosi di conferme esteriori.
9/11
Qualche giorno fa ho visto in dvd Fahrenheit 9/11 di Michael Moore. Mi era molto piaciuto Bowling a Columbine, il precedente film-documentario, ma avevo molte perplessità sull’ultimo lavoro per un semplice motivo: non ho mai digerito chi si atteggia a capo claque. Né a destra, né a sinistra. L’opposizione si deve fare altrove e con altri strumenti, politici e non di spettacolo; o meglio: dopo lo spettacolo deve venire altro. Per questo motivo ho apprezzato lo storico sfogo di Nanni Moretti a Piazza Navona ma non le sue partecipazioni ai girotondi dei mesi a seguire.
La formula del film-documentario però si addice a Moore e debbo riconoscere che il film, a chi non è avvezzo ai soli blockbuster di Natale – è più che godibile (parola quantomai inadatta, per argomenti e immagini trattate), girato bene e montato meglio. Qui non voglio però discernere su Moore o sul film, che altrove illustri blogger hanno saputo fare di meglio, quanto sottolineare tre sole cose.
La prima: il film parte dalle elezioni USA 2000 che videre Al Gore perdere la Casa Bianca per una manciata di voti. L’ho detto e continuerò a ripeterlo finché le leggi me lo consentiranno: io sono certo che una serie di elementi “falsarono” i risultati di quelle elezioni e che il vincitore, se tutto fosse andato a regola d’arte, sarebbe stato proprio Gore. Certo. Perché troppi parenti e amici di Bush presidiavano nodi nevralgici del sistema (la responsabile delle elezioni o il governatore della Florida, guarda caso; i giudici della corte suprema che dovettero pronunciarsi; chi decise la composizione delle liste elettorali; ecc.).
Seconda cosa: la guerra in Iraq viene fatta vedere nella sua crudezza, pur se in poche immagini. Un ostaggio occidentale con il coltello alla gola, senza la patinatura da telegiornale; o un bambino operato su un tavolo di legno, senza anestesia, con un filo che gli tiene unita la testa; i cadaveri dei soldati americani dati alle fiamme, trascinati da un auto e poi ridotti in parti minute dalla folla. Ecco, la guerra è questa, non quella raccontata di bombe intelligenti e di civili colpiti di rado e solo per errore.
Terza cosa: prove a supporto della scelta unilaterale di dichiarare guerra all’Iraq non ne sono state fornite, anzi la CIA stessa ha messo nei guai Bush (ed infatti i capi sono stati rimossi appena chiuse le elezioni del mese scorso) per le prove sbandierate a tutto il mondo per mesi ma inesistenti. Ma nessuno pagherà per le non verità. Anzi, la compagine è stata rieletta. Ecco, per chi come me crede nel giusto e sbagliato, legale e illegale, una storia di questo tipo è uno schiaffo sonoro che lascia segni. Come spesso ripeto, non sono un ingenuo, dunque comprendo molte cose. E in alcuni casi le accetto. Però c’è un limite, anche per me.
