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Sulla strada

Avevo scritto un lungo post, anche piuttosto interessante e pieno di ragionamenti. Iniziava più o meno così:

No, non c’entra la Beat Generation né con essa la Pivano. C’entrano semmai i chilometri che periodicamente percorro in auto e le immagini e i servizi dei tg che puntellano di incidenti la nostra estate.

“Iniziava” perché quando sono andato a salvare il sistema mi ha buttato fuori per un auto logout del picchio ed al momento non ho voglia di rimettermi a ricostruire tanti ragionamenti, persi nel nulla!

In sintesi dicevo che la velocità è una concausa e non la causa primaria del 99% degli incidenti stradali, così come vogliono semplicisticamente ricostruire i nostri giornalisti, ecc. ecc.

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Attenti al cane

Libero Gilera mi dà due spunti che meritano un rilancio anche in queste lande desolate.

Il primo è che alla prossima edizione dell’Isola dei famosi presenzierà dj Francesco (oltre ai nomi papabili di Totò Schillaci, Rosanna Cancellieri, Alessia Merz, Kabir Bedi, Tina Cipollari e Patrizia Pellegrino). Penso che il motivo sia sufficiente per tenermi inchiodato alla tv, nella speranza che qualche prova sadica lo porti per sempre lontano dalle nostre radio, tv, ecc.

Il secondo è che le associazioni nazionali dei fotografi hanno citato Algida e Findus per la pubblicità Algida-Carte d’Or in cui una ragazza si domanda: “Cosa c’è di più noioso di un album di matrimonio?”. Risposta: “Due album di matrimonio”. E poi butta via il succitato album. Beh, secondo tali artisti lo spot è lesivo dell’immagine dei fotografi professionisti… Dice giustamente Libero: “ma i fotografi lavorano solo ai matrimoni?”. Aggiungo che per denunciare al Gran Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria uno spot che parla genericamente degli album fotografici dei matrimoni come noiosi al pari delle diapositive delle vacanze, queste persone non hanno proprio nulla di meglio da fare, evidentemente. O una coda di paglia lunga chilometri.

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E’ estate, è normale

Riflettevo oggi sulla “verifica” alias piccola crisi di Governo in essere nel nostro Bel Paese. Non sono un politologo, dunque non cercate in queste riflessioni la spiegazione di ciò che forse nemmeno gli attori hanno ben compreso; né un girotondino-ultras, dunque anche qui non cercate stoccate a Berlusconi e ai suoi accoliti.

Prima il record dei 1000 giorni di Governo, salutati (e in parte lo sono) come record dovuto alla solidità della maggioranza. Poi le elezioni. E qui i nodi son venuti al pettine, assieme a malsopportate subordinazioni personali e di partito. Come sempre e come normale  qualcuno si è contato ed ha capito dunque che Berlusconi non ha più l’appeal iniziale sull’elettorato italiano, che il suo partito ha guadagnato parecchi voti e che dunque la politica del Governo ne avrebbe dovuto tenere conto.

Arriva l’affondo di Fini che ottiene la testa di Tremonti. Un successo mediatico di sicuro e un modo per rinsaldare le fila del proprio partito, ben predisposto nei confronti di chi mostra i propri ”attributi” (forse per vocazione storica). Anche Storace ha plaudito all’azione di Fini, la prima volta da mesi se non anni.

Follini a quel punto pensa bene di vender cara la propria pelle, ecchecavolo! L’uomo che “c’entra” dunque tira la corda e a destra ben sanno che il suo apporto è fondamentale. Sinceramente e personalmente debbo dire che prima di questa uscita Follini era una delle poche persone che aveva mostrato un minimo di senso della politica e dello Stato negli ultimi tempi, dote che evidentemente ha ben fruttato alle elezioni. Fini lo appoggia, ricambiando il piacere. Tra le richieste una chiusura rapida dell’interim al Ministero dell’Economia, monstre tutto italico.

Accontentato! Solo che il successore di Tremonti è il suo direttore generale… Insomma la squadra non cambia, in fondo. Ora bisogna capire chi ha vinto cosa e non è un gioco semplice. La mia impressione è che la verifica non si è chiusa ancora e non si chiuderà facilmente. Questo senso di un nulla di fatto immagino sia comune e investa gli stessi protagonisti della vicenda, cosa che potrebbe provocare altri dispetti da qui a settembre tra i partiti della maggioranza. Anzi, ne sono certo.

E’ agosto e come nella migliore tradizione dobbiamo far fronte a incendi, incidenti stradali, trasmissioni demenziali o riciclate e – why not – crisine di governo passeggere quanto le nubi prima di un tornado. I segni rimarranno, comunque vada.

PS: la ricostruzione è volutamente riduttiva, grossolana, tagliata con l’accetta; l’unica volontà era di ricostruire una sensazione che non passa per l’analisi approfondita e documentata ma per gli occhi di un comune elettore (anche se ogni volta che mi interpreto come comune mi riscopro vieppiù minoranza)

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Blog

Mi ritrovo una seconda volta con poca voglia di scrivere, forse con poco da dire.

Ieri leggevo un articolo sull’inserto @lfa del Sole 24 Ore, che dedicava la sua prima pagina al fenomeno (ancora?) blog, parlando in particolar modo delle frustrazioni vissute dal 90% dei blogger che non diventeranno mai una blogstar. Mi chiedo solo chi è che apre un blog con questo scopo; se c’è, gli consiglierei qualche seduta di analisi (di cui forse anch’io avrei bisogno ma per altri motivi).

Io ho aperto questo spazio per un’altra frustrazione: adoro scrivere ed in particolare dedicarmi alla narrativa, ma passo intere giornate per lavoro davanti al computer e la sola idea di dedicarci un’ora in più non rappresenta un piacere, affatto. Così il blog era un modo per scrivere in forma breve, anche se poi la passione per l’attualità e lo strumento mi hanno portato a postare altro dai racconti. Ma sempre e comunque ho scritto per me e solo per me. C’è stato il periodo divertente del gemellaggio (e del cazzeggio) con Boboblog, ci sono persone che ho conosciuto e per le quali ho stima e simpatia, ci sono altre di cui non ho alcuna stima ed alcuna simpatia. Il mondo è così, quello reale come quello virtuale.

Ora ho l’impressione di non avere molto più da dire e di tanto in tanto mi passa per la testa che potrei mettere i lucchetti a Lebowsky. Motivi di tempo, sicuramente, ma anche una prolificità minore. E se i lucchetti sono forse un passo senza ritorno, almeno l’inibizione dei commenti mi riporterà indietro nel tempo, a quando il blog era in html ed il sottoscritto gestiva via mail gli scambi d’opinione con gli altri, che erano perciò di minor volume ma non di minor qualità, anzi. Ci sono poi altri motivi, legati alla misura, ma sono fatti miei.

Nessun dado è tratto, ma almeno voglio avere la libertà di scrivere quando ho qualcosa da dire, un urlo da lanciare o un sorriso da voler condividere, senza doverlo spiegare necessariamente, rispondere, dibattere. Almeno per un pò.

Senza offesa.

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Bobo’s Version

Il Bobo, giovedì scorso, torna da Milano e legge Barbarella Palombella, che sul Magazine del Corriere la butta là: “Pseudointellettuali e supersnob fuggono la folla domenicale che si spiaccica sui lettini al sole. Io la cerco. Mi diverto a osservare l’evoluzione umana sulle spiagge, da Rimini a Ostia. Adoro sentire le chiacchiere, le voci, mi appassiona il mercatino interetnico fra la biondona rifatta e l’Omar che vende il tanga brasiliano, mi diverte farmi massaggiare dalle cinesine per 15 euro. Penso che ci sia molto da imparare, dalla gente e dal mondo reale”.

Il Bobo ci riflette assai: “Ah, però! Questa qui è proprio come me… ci piace la gente semplice, stare insieme agli altri, mescolarsi all’uomo comune, fiutare gli umori profondi del paese. Che bello, che bello…” si dice il Bobo. Che poi prende carta e penna e scrive un biglietto:

“Cara Barbarella, stanco di cene in piedi, salotti, aperitivi, gite in barca; stanco di radical-chic e intellettuali da think tank vorrei invitarti, uno di questi week end, a Ladispoli o a Torvajanica. Per noi che amiamo la gente vera potrebbe essere molto bello. Ci sono tanti di quegli africani, carichi come somari, che vendono mercanzie colorate e improbabili, che ti chiamano “fratello”; addirittura alcuni si rivolgono alla femminucce con un meno prosaico “Ah bbella! Che vvoi?”. Forte, no? Poi è pieno di ragazzette di periferia, commesse e estetiste, con nomi tipo Shanty, Deborah e Luana (aggiungerei Suria, ndr); vedessi come contrattano con gli africani!!… divertentissimo. E soprattutto autentico. Di cinesine – che mi sembra di capire sono la tua passione – ce ne sono a iosa: con i loro cappellini di paglia e gli oli essenziali comprati al discount. E ancora: famiglie intere che si portano tavolinetto, sedie e abbacchio per consumare gustosi petit déjeuné sotto l’ombrellone: bambini con la maglietta di Totti che giocano allegri e si sputacchiano l’un l’altro: musica, musica, musica, stereo a volume altissimo e Renato Zero, Tiziano Ferro…; uomini e donne palestrati, uomini e donne cannone… un’umanità varia e sterminata. Caldo, odore di paranza fritta in olio riciclato, creme da sole alla maracuja. Fiat Tipo e fuoristrada con i vetri blu notte. File e file di gente comune, tutti spiaccicati come piace a te. Mi auguro davvero tu voglia accogliere festosa questo mio invito. Piuttosto, fai attenzione se decidi di portare il cane; lì ci sono tanti ragazzi – ma pensa che buffo! – che girano con pitbull, bulldog, rottweiler… non si sa mai. Rimango in attesa e ti omaggio, come sempre, della mia stima e della mia simpatia. Il Bobo.”

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Devianze morali

Una cosa che non sopporto nei telegiornali e nei mezzi di informazione in genere è il valore del tutto variabile della vita umana. Se muore un soldato italiano la sua vita pesa 100; se muoiono 100 civili iracheni, le loro vite sommate assieme non varranno più di 50.

Così venerdì me ne stavo bello bello sul divano ad ascoltare il Tg quando un servizio mi ha indignato e fatto girare i cabasisi: un incidente stradale, causato da “un padre troppo premuroso” che nella concitazione del momento, la moglie stava partorendo e doveva essere condotta in ospedale, non ha rispettato un semaforo rosso. Risultato: ha investito un motociclista e lo ha ridotto – “premurosamente” - in fin di vita. Il servizio però concludeva tralasciando questo particolare evidentemente secondario e, con voce del cazzo, annunciava che fortunatamente il bambino era nato nell’ambulanza accorsa sul posto.

Dunque: il motociclista, che non so se sia ancora vivo o meno, senza alcuna colpa se non di circolare su una moto e di rispettare il codice della strada, vale meno di un bambino appena nato. Il padre non è un omicida, semmai, ma una persona “premurosa”. Ecco, quando sento queste cose mi viene il vomito. Che razza di giornalisti abbiamo? Che razza di morale abbiamo?

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