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Repetita juvant

Ci risiamo. Leggo su Panorama che Carlo Taormina, se-non-ci-fosse-bisognerebbe-inventarlo, ha ricevuto dalla figlia di Saddam l’invito a difendere l’ex rais di Bagdad. Anzi, dice: “Dopo Anna Maria Franzoni, mi occuperò di Saddam Hussein. Mi ha telefonato la sorella dalla Giordania per chiedermi di far parte del collegio difensore”.

Non pago si lascia andare a giudizi sommari su volti e nomi noti, su attrici, piloti di formula uno e propri clienti. Del caso Cogne ri-dice: “Anna Maria Franzoni è innocente. Il caso è risolto. Il nome dell’assassino, che stiamo tenendo sotto stretto controllo perché non scappi, sarà dato alla Procura di Torino”.

Ma più bella di tutte è quando svela il suo cuore d’oro: si è commosso per “un’ape che l’altro giorno stava affogando in piscina. Non mi sono dato pace finché non l’ho salvata”.

Che dire? Poche cose in ordine sparso. Per ogni notizia di cui sopra, siamo in presenza di una non notizia: della difesa di Saddam aveva già detto con gran clamore in passato (post del 19 dicembre 2003 e del 10 maggio 2004). Di Cogne idem (post del 27 luglio 2004). Evidentemente in mancanza di novità vere e approfittando del periodo estivo, in cui riempire le pagine dei giornali è più facile, avrà pensato bene di provarci. E i nostri giornali, alé, sprecano inchiostro sul nulla.

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La democrazia esportata

Non funziona. Non si esporta. La notizia di Msf che ritira il proprio personale dall’Afghanistan ne é la misura (da Panorama):

L’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere (Msf) si ritirerà dall’Afghanistan. L’annuncio stamani in un comunicato dell’ong stessa: «Dopo 24 anni di assistenza indipendente al popolo afghano, Msf si ritira dall’Afghanistan in ragione degli assassinii, delle minacce e dell’insicurezza», vi si legge. «La decisione – aggiunge la nota – è stata presa in seguito all’attacco senza precedenti di cui sono rimasti vittime cinque dipendenti di Msf lo scorso 2 giugno». [...]
La drastica decisione è accompagnata da un’accusa precisa rivolta al governo, considerato incapace di condurre un’inchiesta credibile sull’attacco, un episodio che può essere visto come la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Msf lamenta inoltre l’atteggiamento delle forze militari americane che avrebbero una visione che subordina gli aiuti a motivi politici. [...]
Questa notizia fa il paio con quest’altra, segnalatami via mail qualche tempo fa da Ubik (che oggi cito due volte, vedi il caso):
Iyad Allawi, the new Prime Minister of Iraq, pulled a pistol and executed as many as six suspected insurgents at a Baghdad police station, just days before Washington handed control of the country to his interim government, according to two people who allege they witnessed the killings.
They say the prisoners – handcuffed and blindfolded – were lined up against a wall in a courtyard adjacent to the maximum-security cell block in which they were held at the Al-Amariyah security centre, in the city’s south-western suburbs.
They say Dr Allawi told onlookers the victims had each killed as many as 50 Iraqis and they “deserved worse than death”. [...]
Non so se è vero perché non conosco la fonte né la sua serietà, ma restando in Iraq, leggo da Peacelink che:
Iyad Allawi, il nuovo primo ministro, dobbiamo ricordare che era un agente della CIA, un uomo M16 e un ex baathista. Infatti si e’ vantato con i giornalisti di aver percepito soldi da 14 agenzie di intelligence mentre era in esilio. Comunque il “libero” Mr Allawi pensa che l’Iraq e’, lui non si rivoltera’ contro i suoi protettori americani, e neanche contro la torva figura di John Negroponte, il nuovo ambasciatore USA famoso per l’Honduras. [...]
Insomma, nulla di nuovo. Che dire: senza strumentalizzazioni, speriamo che qualche persona in più comprenda che cosa sia una guerra, per quali motivi vi si possa ricorrere e che deve sempre e comunque rappresentare la via ultima percorribile da uno o più stati. E che il motivo non sia quello di esportare la democrazia, perché questa si costruisce nei secoli, negli anni, sul terreno e senza armi.

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Ri-lanci

Cose già pensate e dette da altri. Con la proverbiale pigrizia di un drugo estivo, prendo e ri-lancio i seguenti post, sulla moda dei gipponi in città e del vino tra pirla ed eunuchi:

Era un po’ di tempo che mi pungeva vaghezza di scrivere qualcosa sui Sport Utility Vehicles o SUV, versione aggiornata del Mercedes 190 da cafone arricchito dei mitici eighties, che stanno diventando un must per i novelli aspiranti al ruolo di Armando Feroci, al punto da scatenare una sorta di crociata nei confronti del mezzo. Le case automobilistiche hanno fiutato da tempo la cosa per cui hanno ampliato la gamma delle scelte disponibili:
si va dal sempreverde Cherokee al più gettonato BMW X5 (X3 per chi ha problemi di tasca) fino al sogno di tutti gli sboroni d’Italia con portafoglio a 6 ante, il mitico
Hummer.Rispetto agli anni ‘80 si è aggiornato ed allargato anche il cosidetto target: non li guida più (solo) il macellaio arricchito con catena d’oro da tre chili al collo e rolex d’ordinanza ma soprattutto la signora griffata, abbronzata e tatuata che lo usa per farci la spola tra centro estetico, agriturismo e atelier in pieno centro città.
da Ubik, continua qui

Da qualche sera siamo costretti a gustarci un pennellone biondiccio in camicia di lino bianca che – calice in mano – conciona di vini e, dirigendosi verso un pianoforte, ci fa capire come sia bello, oggicomeoggi, invitare amici a cena e far loro sentire uno stronzo che suona il pianoforte. Versa ciofeche, dicendo che trattasi di elegante nero d’Avola con tutti i sapori della Sicilia, mentre un eunuco ricciolone transita davanti alla telecamera e una bionda signorilmente ammicca sinuosa. Ma vi chiedo: è questo l’Occidente?
da Attentialcane, qui
Meditate gente, meditate.

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Distrazioni

Il mio allontanamento dal blog non mi ha permesso di vedere che Céline era tornato in azione come ai bei vecchi tempi. Bentornato!

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Scacco matto

Bobby Fischer, campione di scacchi americano osannato nel 1972 per la vittoria sul campione sovietico Spassky (erano i tempi della guerra fredda), ora rischia il carcere negli USA. Arrestato in Giappone per un passaporto non più valido, potrebbe essere estradato negli USA per rispondere di un atto gravissimo… nel 1992 decise di giocare la rivincita in Montenegro, contravvenendo all’embargo imposto dal suo paese. Per una partita di scacchi, ora rischia il carcere: non vi sembra una follia? Qui la storia in formato esteso.

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Il teatro di Taormina

La Sicilia non c’entra nulla. Il teatro è quello che ci regala l’eminentissimo super-avvocato Carlo Taormina, già spassoso sottosegretario del governo Berlusconi, ed ora cerimoniere del processo Franzoni. Ogni comparsata è un insulto alla professionalità, all’intelligenza e al senso della misura, concetto che mi sembra ben riportato sul Barbiere della Sera con questo articolo e successivi commenti. Buona lettura.

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